Arditi del popolo

primavera 1921 - fine 1922

Scheda

Quello degli Arditi del popolo fu un movimento spontaneo antifascista nato nella primavera del 1921, al di fuori dei partiti.
Il primo nucleo sorse a Roma nel giugno, ad iniziativa di ex arditi di guerra, i quali intendevano opporsi con la forza alla violenza fascista. Furono costituite squadre armate nella capitale e in altre città. A questo movimento aderirono in seguito il PSI, il PCI e il movimento anarchico, ma non il PRI.
Le formazioni armate degli Arditi ebbero ovunque un carattere ibrido, perché vi confluirono elementi diversi, con varie se non opposte esperienze politiche alle spalle, anche se, in prevalenza, erano anarchici e repubblicani. Pochi i socialisti e meno i comunisti. Numerosi gli elementi, quasi tutti ex arditi di guerra, che passarono al fascismo. Soprattutto a Roma, molti erano informatori della polizia. In alcune città, ma si trattò di casi isolati, queste formazioni furono promosse da uomini della sinistra socialista e comunista, come a Parma e Vercelli. Il PSI e il PCI si dissociarono sin dall’inizio.
Il 18 febbraio 1921 la direzione del PCI inviò alle federazioni una circolare con l’oggetto «Scopi e fini delle Guardie rosse» per ricordare (come ribadì in una circolare del 25 febbraio) che i comunisti dovevano militare nelle squadre armate del partito (Il primo anno di vita del Partito Comunista d’Italia, Milano, 1966, pp.18 e 20).
Il 15 luglio 1921, nella circolare «Inquadramento delle forze comuniste», la direzione del PCI scrisse: «L’inquadramento militare proletario, essendo l’estrema e più delicata forma d’organizzazione della lotta di classe, deve realizzare il massimo della disciplina e deve essere a base di partito» (p.169). Il 7 agosto 1921 il PCI diffidò i militanti ad uscire dagli arditi, pena i «più severi provvedimenti». Il 31 luglio 1921 l’”Avanti!”, pur senza sconfessare gli arditi, scrisse che il PSI era estraneo all’iniziativa. I comunisti organizzarono le “squadre comuniste” e i socialisti le “guardie rosse”. Abbandonati dai due partiti della sinistra - ma l’Internazionale comunista criticò la decisione del PCI - gli arditi del popolo ebbero vita breve e travagliata.
Alla fine del 1922 il movimento cessò di operare in tutto il paese.
A Bologna la polizia arrestò, a più riprese, un centinaio d’arditi, accusati di svolgere attività rivoluzionaria.
I principali esponenti erano Edmondo Lelli e Vindice Rabitti, due anarchici arrestati il 18 agosto 1921. Tra l’agosto e il dicembre 1921 la polizia denunciò alla magistratura 81 arditi. La maggior parte fu prosciolta in istruttoria e liberata. Il 28 dicembre 1921 furono rinviati a giudizio 29 arditi. Il 21 luglio 1922 furono processati in 27: Amedeo Mario Ballotta ebbe 10 mesi; Mario Beretti 5 mesi; Aldo Bianchi 5 mesi; Giuseppe Bonetti 10 mesi; Rodolfo Bonetti 10 mesi; Umberto Bonini 8 mesi e 10 giorni; Ernesto Brusi 10 mesi; Ferruccio Brighenti un anno; Armando Cavazzoni un anno; Mario Conti 10 mesi; Amleto Degli Esposti, da Celeste, un anno; Vittorio Draghetti 10 mesi; uglielmo Ferri 10 mesi; Sigiberto Fogli 6 mesi; Francesco Lattuga un anno; Edmondo Lelli un anno, 4 mesi e 20 giorni; Marcello Martini un anno, 11 mesi e 20 giorni; Gaetano Molinari 8 mesi e 10 giorni; Augusto Parazza 10 mesi; Teodoro Stefanini un anno e 8 mesi; Antonio Tomba 10 mesi; Carlo Tomba un anno; Primo Tubertini 10 mesi; Giovanni Vaccari 5 mesi; Mario Valvassori, assolto; Mario Venturi 10 mesi; Ettore Zarotti 8 mesi e 10 giorni. Il 25 luglio 1922 furono processati Rabitti e Vittorio Donini e condannati a 1 anno e 3 mesi. (Corte Assise di Bologna. 1922-1923, p.82). [O]

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Bibliografia
Arditi del popolo
E. Francescangeli
2000 Roma Odradek
Arditi non gendarmi: dall’arditismo di guerra agli Arditi del popolo 1917-1922
M. Rossi
1997 Pisa
Gli arditi del popolo
I. Fuschini
1994 Ravenna Longo
Gli arditi del popolo
L. Balsamini
2000 Salerno Galzerano
La storia degli Arditi del popolo
A. Ceste, G. Torri
1976 Roma Savelli