Arco del Meloncello

Arco del Meloncello

seconda metà del XVIII secolo

Scheda

Il disegno raffigura l’Arco del Meloncello, l’elegante cavalcavia creato da Carlo Francesco Dotti (forse con un intervento di Francesco Bibiena) fra il 1714 ed il 1732 per raccordare in modo scenografico il tratto in piano del portico con quello che accompagna la salita sul colle della Guardia, fino al Santuario della Beata Vergine di San Luca, che appare sullo sfondo.

L’Arco diventa anche il fulcro dell’unico, grande, cimitero che nel 1797 Mauro Gandolfi, l’affascinante figlio libertino del pittore Gaetano, artista egli stesso e fervente rivoluzionario al servizio del governo napoleonico, propone di realizzare fuori Porta Saragozza, presso questa quinta prospettica, in modo tale che la Cappella del Primo Mistero del Portico possa essere usata per le esequie e la Chiesa dei Sabatini come camera mortuaria. Questa ipotesi, così come quella promossa nel 1784 dal Senato bolognese, che prevedeva la costruzione di quattro cimiteri fuori le mura su progetto dell’architetto Gian Giacomo Dotti, non è mai realizzata per le disastrose condizioni dell’erario. Decenni dopo, proprio in questo punto, verrà costruito l’arco di raccordo con il lungo portico che raggiunge il cimitero della Certosa.

L’autore del disegno è Pio Panfili, artista marchigiano che, dopo il tirocinio presso il pittore Natale Ricci a Fermo e con il fanese Domenico Bianconi al teatro di San Severino Marche, si reca a Bologna, per studiare architettura all’Accademia Clementina. Nel 1767, tornato nel capoluogo felsineo, inizia a lavorare come incisore per il “Diario Bolognese Ecclesiastico e Civile”, edito da Lelio Della Volpe e poi dal figlio Petronio. Le vedute della città, con chiese, palazzi, vie e piazze rappresentati con estrema precisione negli effetti chiaroscurali, non hanno solo una “valenza artistica” perché sono anche “le fonti documentarie più attendibili per ricostruire la Bologna” della fine del Settecento (M. Iacopini, Pio Panfili Pittore ed Incisore, Fermo, 2006, p. 63) e la medesima importanza riveste il volume del 1776 in cui sono riprodotti gli affreschi, oggi pressoché perduti, di Ludovico Carracci e dei suoi allievi nel “Claustro di San Michele in Bosco”.
Rispetto alle incisioni, pur ricche di notazioni pittoresche, i disegni di Panfili come questo sono notevolissimi perché, con pochi tratti di penna, riescono a rendere “con vivacità ed affettuosa partecipazione” le architetture o i panorami di Bologna. L’uso dell’acquerello permette all’artista, inoltre, di aggiungere un tocco sfumato, “un’atmosfera rarefatta” che dà ulteriore fascino alle sue rappresentazioni.

Teresa Ferrari, Daniela Sinigalliesi

Testo tratto dal catalogo della mostra "Luce sulle tenebre - Tesori preziosi e nascosti dalla Certosa di Bologna", Bologna, 29 maggio - 11 luglio 2010, Bononia University Press.

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Luce sulle tenebre
Luce sulle tenebre

Luce sulle tenebre - Tesori preziosi e nascosti dalla Certosa di Bologna. Video dedicato alla mostra tenutasi a Bologna nel 2010.

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