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Cristoforo Munarini Sorra

1761 - 16 novembre 1830

Scheda

Nato nel 1761, Cristoforo era figlio di Camillo Munarini, patrizio modenese e reggiano, e della sua seconda moglie Eleonora Sassi. Eleonora era discendente, per parte della madre Anna, della famiglia Sorra (o Sora), modenese, ma aggregata alla nobiltà di Bologna fin dal 1684: in quell’anno Francesco Sorra (1629-1690), forte del fatto che possedeva molti beni nel Bolognese, che teneva “da molt’anni in qua casa aperta in questa città”, e che aveva parte “ne’ principali negotij di mercatura” di Bologna, otteneva la cittadinanza “satis ampla” (Angelozzi, Casanova, p. 375; Lenzi ecc., p. 115). Francesco comperò nel 1683 il palazzo in via delle Asse (ora IV Novembre) di fianco al palazzo Dall’Armi-Marescalchi, che divenne la residenza bolognese della famiglia (Guidicini, Cose not., I, pp. 76-77). Nel 1766 morì l’ultimo maschio della famiglia Sorra (il ricco mercante Francesco Maria, fratello di Anna), e il cinquenne Cristoforo Munarini ne ereditò i beni bolognesi e aggiunse al proprio il cognome del prozio. Grazie al prestigio di questa eredità, anche la famiglia Munarini, nella persona di Camillo, ottenne nel 1777 la cittadinanza bolognese, e a vent’anni, nel 1781, Cristoforo fu abilitato a ricoprire l’Anzianato (Angelozzi, Casanova, pp. 472, 478).

Era stato fatto studiare nel collegio San Carlo a Modena, assieme al fratello minore Giacomo (Catalogo degli alunni, anno 1771 e p. 153), e come lui fece carriera alla corte estense: Giacomo fu ministro delle Relazioni Estere, Cristoforo ciambellano del duca Francesco IV. Entrambi attraversarono senza cedimenti il periodo rivoluzionario. Cristoforo subì anche, assieme alla moglie e ad altre famiglie modenesi, qualche giorno di arresto, nel dicembre del 1800, al ritorno delle armi francesi dopo la breve restaurazione austro-russa (de’ Buoi, p. 137; Carrati, Bologna nuova, c. 75). Alla Restaurazione, nell’ipotesi di una ricostituzione del bolognese senato aristocratico, veniva considerato fra i soggetti degni di sostituire i senatori mancanti o “non inclini” (Giuseppe Malvezzi, Informazioni, ms.). Sposò la modenese Ippolita Livizzani, da cui non riuscì ad avere discendenza maschile: l’unico maschio, Camillo, morì giovane senza arrivare a sposarsi. Estinti dunque i Munarini Sorra già alla seconda generazione, l’eredità passò a Giacomo ed Eleonora Malvasia, nipoti di Cristoforo in quanto figli di sua figlia Maria e di Marc’Antonio Malvasia, e poi ai Fròsini, figli di Eleonora Malvasia e Alessandro Fròsini. Cristoforo Munarini Sorra morì “per rottura di vaso” il 16 novembre 1830 (Foglio sepolcrale C 33 n. 3273). Nel 1811 aveva venduto il palazzo di famiglia ai confinanti Marescalchi ed aveva comperato dagli eredi Belloni il palazzo in via Gombruti 1142 (ora 23), in angolo con via Barberia (Guidicini, Cose Not., II, p. 270; IV, p. 222).

Silvia Benati