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Gaetano Calza detto/a junior

1876 - 1956

Scheda

L’esponente della famiglia Calza più ricordato e che ha lasciato a lungo memoria di sé nei medicinesi è certamente il notaio Gaetano Calza, secondogenito di Cesare e Anna Tartaglia. Nato nel 1876, fu avviato agli studi e si laureò in giurisprudenza all’Università di Bologna bel 1899. Alla morte del padre, poiché nessuno dei fratelli avrebbe continuato a svolgere l’incarico di fattore della tenuta San Paolo, si poneva il problema di continuare a vivere nella villa senza avere nessun incarico dall’Ospedale. Fu così che Gaetano decise di acquistare la villa, la tenuta e tutte le pertinenze. Trascorse tutta la sua vita a Medicina, presso la villa paterna, sempre in compagnia della religiosissima sorella Maria ed agli altri fratelli che ospitava nella grande casa. Ebbe grande sensibilità religiosa e sociale, si impegnò in molte attività benefiche, fu presidente del Comitato della Croce Rossa medicinese durante la Grande Guerra. Fu segretario comunale tra la fine dell’Ottocento e gli anni del primo dopoguerra. Fu componente del “listone” unico delle prime elezioni fasciste del Consiglio Comunale nel gennaio del 1923, ma ricordiamo che in quel momento il Partito Fascista era alleato nel governo nazionale, come in quelli locali, con i liberali ed il Partito Popolare di Sturzo. Infatti nella lista, oltre al notaio Calza, troviamo anche Lorenzo Cattani e Aniceto Dall’Olio appartenenti a famiglie cattoliche notoriamente vicine al Partito Popolare. Come sappiamo la rottura dell’alleanza con questi partiti si consumò nel 1924.

Dopo queste elezioni Gaetano non ebbe più incarichi politici, continuò però a coltivare il proprio impegno per opere di beneficenza e di costante sostegno alle attività parrocchiali. Tutte le mattine si recava a Messa con il fiacre, lo lasciava allo stallatico dei Caprara, che si trovava di fianco al Porticone, e raggiungeva a piedi la sagrestia. Essendo un ufficiale della Parrocchia, ogni mattina e fino alla morte sopraggiunta nel 1956, assisteva alla Messa dal presbiterio. Nelle foto delle processioni lo troviamo sempre presente nel corteo d’onore, non mancando di partecipare in ogni occasione religiosa pubblica. Nel dopoguerra, benché sempre attento e presente alla situazione politica e sociale del paese, non ricoprì nessun incarico pubblico: probabilmente il suo tempo era passato. Nel 1955 rimase unico abitante della villa dopo la morte della sorella Maria, ma poco dopo morì anche lui all’età di ottant’anni nel 1956. Lasciò la nuda proprietà della villa e del terreno all’Ospedale di Medicina, molto probabilmente considerandola come una sorta di restituzione, ma lasciò l’usufrutto al fratello Giuseppe, ingegnere che non viveva a Medicina, e ai suoi quattro figli. Purtroppo questo testamento e la gestione successiva hanno portato, per diverse vicende, all’abbandono della villa e alle condizioni di totale decadenza in cui si trova oggi.

Enrico Caprara

Testo tratto da 'Bianca Calza - L'ultima dei Gandolfi', Comune di Medicina, 2021.