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La bonifica di Portonovo

1895 | 1927

Schede

Abito da quarantatre anni in via Benelli e solo recentemente ho approfondito le conoscenze dell’intestatario della strada in cui abito. Quel Benelli rimasto per me un enigma per tanti anni mi ha riservato una gradita sorpresa ed oggi sono molto fiero di quel nome.

Ignazio Benelli ha radicalmente modificato la geometria del territorio di Portonovo nei primi anni del Novecento attraverso la sua opera di bonifica. L’opera è tanto più meritevole e importante se si considera che non è stata effettuata da un ente pubblico ma da un privato. Portonovo come espresso nel toponimo nasce dalle acque e prima di essere un territorio era un canale ampio e navigabile, il canale di Trecenta, che venne completato nel 1334. Veniva chiamato dal popolo canale di Porto Novo per distinguerlo da quello di Porto Vecchio che era il canale di Buda che si era interrato e non era più navigabile dal 1325. Il canale di Porto Novo collegava e permetteva la navigazione fra il castello di Trecenta, poco più a est di Medicina lungo la San Vitale, con le valli di Marmorta e Argenta che a quei tempi erano molto estese ed arrivavano proprio fino a Portonovo. Queste valli erano connesse tramite la chiusa della Bastia con il Po di Primaro, un’autostrada fluviale in cui convergevano tutti i traffici delle merci e persone dell’Emilia. Il canale di Porto Novo è stato quindi un’importante via commerciale di snodo fra Medicina ed il nord. Poiché il Sillaro ed il Quaderna non erano arginati le alluvioni avvenivano ciclicamente e il territorio di Portonovo era quasi interamente vallivo e disabitato. Soltanto nella seconda metà del XVII secolo inizia l’appoderamento delle terre e le prime case in muratura (prima vi erano soltanto case di canne). La Partecipanza di Medicina operò diversi miglioramenti, istituì la parrocchia (prima Portonovo era alle dipendenze della parrocchia di Buda), e costruì case, stalle ed edifici comuni (magazzino per il legname, casa del medico), ma fallì nel 1885. Il tenimento Portonovo della Partecipanza di Medicina passò nel 1890 alla Società Generale Immobiliare e da questa, nell’anno 1894, ad Ignazio Benelli che la terrà fino al 1924, vendendola alla famiglia Tamba. Il tenimento Portonovo era vastissimo (2400 ettari, 12.000 tornature bolognesi). Era delimitato dal Sillaro, dallo scolo Garda, ed era attraversato dallo scolo Menata che, al termine della tenuta, si congiungeva con il Garda per formare lo scolo Garda-Menata. Lo scolo Garda-Menata si congiungeva con il Sillaro poco prima che questo si immettesse nel fiume Reno. Le alluvioni ripetute delle acque torbide del Sillaro avevano, nel corso dei secoli, depositato limo formando un terreno prevalentemente argilloso. A questo processo aveva anche contribuito il canale di Medicina. La condizione paludosa e valliva di Portonovo peggiorò notevolmente da quando le acque del Reno erano state fatte confluire nel Po di Primaro, che altro non è che l’attuale fiume Reno che passa da Argenta.

Fino al 1724, infatti il fiume Reno si immetteva nel Po di Ferrara e la bassa bolognese era un terreno di “ubertose campagne” (Benelli, 1904). Nel 1724 Benedetto XIV fece costruire il Cavo Benedettino e le acque torbide del fiume Reno, ricche di limo, vennero dirottate nel Po di Primaro, con il risultato che il suo livello aumentò impedendo lo scolo delle acque della bassa bolognese. Ciò cambiò radicalmente l’assetto geografico creando molte zone vallive e continue alluvioni nei territori vicini al Po di Primaro, diventato a tutti gli effetti il fiume Reno. L’unica coltura possibile era il riso e, poiché non vi era rotazione e ogni anno si piantava sempre riso, la produttività era molto scarsa. L’opera di bonifica di Ignazio Benelli inizia nel 1904. Lo studio della bonifica venne effettuato dall’Ing. Cleto Gasparini di Bologna. La direzione degli impianti e delle costruzioni a Portonovo era affidata a Giuseppe Gardi. La bonifica era improntata a tre principi: a) favorire la bonifica per scolo naturale nei terreni più elevati scavando nuovi canali di scolo e riordinando quelli esistenti; b) favorire l’aumento del livello dei terreni più bassi mediante la bonifica per colmata. Nella bonifica per colmata si lasciava stagnare l’acqua torbida in modo che il limo si depositasse nel fondo ed aumentasse il livello del terreno. Periodicamente le acque limpide venivano eliminate o aprendo chiaviche o mediante idrovore. c) dividere i terreni in quadri più piccoli mediante fossi e canali di scolo in modo da favorire lo scorrimento delle acque. Il deflusso delle acque era inoltre favorito dall’attività di idrovore (scolo meccanico). I terreni più alti erano quelli nelle vicinanze del Sillaro e quelli a sud della tenuta mentre quelli più bassi erano quelli confinanti con Buda e posti a ovest nella tenuta, posti nelle vicinanze dell’attuale Oasi del Quadrone. Nella parte della tenuta confinante con Buda si creò un’area arginata che potesse servire da enorme contenitore da allegare nelle necessità (bacino di deposito). Quando passata la piena il livello del Menata o del Garda si erano abbassati, allora questi bacini venivano nuovamente svuotati. Un altro bacino di deposito venne formato nella parte nord della tenuta, dove lo scolo Menata si andava ad immettere in quello Garda, divenendo Garda-Menata. La pendenza dei canali non era pronunciata: da 10 a 30 cm per chilometro, mentre il livello di prosciugamento venne mantenuto a 70 cm dalla superficie del terreno. Le tre idrovore utilizzate funzionavano con impianto a vapore e vennero poste in opera nel 1895 dalla ditta Franco Tosi di Legnano, la stessa ditta che costruirà le imponenti idrovore dell’impianto di Saiarino, ad Argenta. Una idrovora era posizionata in via Bassa, nell’attuale Aia Schiappa e azionava anche un nuovo mulino per grano e frumentone “costruito per comodità degli abitanti della tenuta, che prima erano costretti a recarsi a molini molto lontani; fa agire una grolla per la macinazione dei concimi e delle sementi; è utilizzata per far azionare le trebbiatrici, ed il vapore della sua caldaia, opportunamente ridotto di pressione, serve per riscaldare l’aria secca da introdurre in un essiccatoio da risone e da altri cereali, specialmente frumentone” (Benelli, 1904).

Un altro problema molto grave che affrontò Ignazio Benelli fu la regimentazione del Canale di Medicina che “sboccava a foce libera” nella parte dell’odierna Oasi il Quadrone. Una superficie di ben 445 ettari veniva per questo periodicamente allagata. Il canale di Medicina venne deviato sullo scolo Menatello costruendo anche un ponte-canale in acciaio di 6 metri di luce, largo 7,20 metri, con pareti verticali alte 2,90 metri e sostenuto da spalle in muratura. In questo modo 200 ettari posti a nord dello scolo Menatello poterono essere messi a coltura. Quando un canale doveva attraversare una strada o un altro canale si utilizzava il sistema della tomba a sifone. In pratica si costruivano due profondi pozzetti collegati nella parte bassa da un condotto in leggera pendenza. Il canale scendeva nel primo pozzetto, attraversava sotto terra la strada o un altro canale, ed infine riaffiorava nell’altro pozzetto per il principio dei vasi comunicanti. Il bilancio complessivo dell’opera di Ignazio Benelli fu di ben 979 ettari che da impaludati e costantemente coperti da acque, divennero coltivabili. Dal 1893 al 1904 la superficie a prato artificiale destinata a ricavarne foraggio per gli allevamenti salì da 179 a 1030 ettari. I terreni a valle che nel 1893 erano 1175 ettari si ridussero dopo l’opera di bonifica a soli 196 ettari. La disponibilità di nuovi terreni coltivabili si tradusse anche nella costruzione di 10 nuove case e stalle coloniche. In particolare venne impiantata una produzione casearia con la creazione di una vasta stalla razionale e un moderno caseificio. La popolazione della tenuta Portonovo salì da 630 abitanti nel 1893 a 780 nel 1897 e a 988 nel 1904. Gli operai che si occupavano della falciatura e custodia dei foraggi, lavorazione e coltivazione della risaia, sistemazione dei terreni, escavazione degli scoli erano circa 400. Ignazio Benelli si occupò anche del miglioramento delle condizioni igieniche facendo trivellare un pozzo profondo 164 metri con tubo di ferro di 40 centimetri di diametro, da cui attingere acqua “potabile” di falda.

I miglioramenti della tenuta Portonovo saranno il trampolino di lancio professionale e sociale di Ignazio Benelli che nel 1909 divenne il primo Presidente del Consorzio della Bonifica Renana e tale rimarrà fino al 1927. Sarà proprio sotto la sua Presidenza che si compiranno i magnifici lavori dello stabilimento idrovoro di Saiarino, presso Argenta, che sistemerà definitivamente l’assetto idraulico della bassa bolognese. Nel 1925 il Re Vittorio Emanuele III venne ad Argenta per inaugurare lo stabilimento di Saiarino e in una fotografia si può vedere Ignazio Benelli accanto al Re durante l’inaugurazione. Ignazio Benelli ci ha lasciato una testimonianza scritta delle sue opere di bonifica e miglioramento a Portonovo (Benelli, 1904). Leggendolo si coglie davvero un grande entusiasmo. Vorrei concludere con le parole stesse di Ignazio Benelli che riassumono la sua posizione di liberale illuminato: “Gli effetti economici e demografici conseguiti dimostrano meglio di qualsiasi ragionamento come l’iniziativa privata possa efficacemente sostituirsi all’azione dei pubblici poteri nel risolvere problemi che interessano lo sviluppo della vita sociale. E se, in attesa che provvedimenti d’ordine generale, lungamente studiati e discussi, vengano a redimere ampie zone di territorio nazionale ed improduttive, altri dedicasse la propria attività e le proprie ricchezze ad imitare quanto fu tentato e compiuto nella Tenuta di Portonovo, i fenomeni della disoccupazione e dell’emigrazione troverebbero modo, se non di scomparire, di attenuare le loro tristi conseguenze”.

Marco Costa

Testo tratto da "Brodo di serpe - Miscellanea di cose medicinesi", Associazione Pro Loco Medicina, n. 10, dicembre 2012.