Alfonso Ventura, comandante di battaglione della Stella Rossa

Scheda

Prima dell’alba io ero fuori di pattuglia, alle Scope di Casaglia. Ebbi notizia del rastrellamento da una piccola pattuglia che veniva da Ca’ di Germino. Allora diedi gli ordini di appostamento e andai verso il comando di battaglione che era a Dizzola, ma subito mi accorsi di essere in mezzo ai tedeschi. Improvvisamente una raffica mi sfiorò e allora scesi da cavallo e ce la feci a raggiungere la compagnia di Cerpiano del quarto battaglione, che era già stata attaccata e combatteva. Ma i tedeschi erano ormai dappertutto e il comando di battaglione aveva sgomberato la zona. Tornai alla compagnia di Cerpiano e da quella posizione riuscimmo a tenere aperta la strada alla prima compagnia in ritirata che era a Dizzola, ma subito mi accorsi di essere in mezzo ai tedeschi. Poi in una sessantina circa raggiungemmo Monte Sole dove c’era la massa dei partigiani, in maggioranza del terzo battaglione. Da quella posizione fummo costretti ad assistere impotenti al massacro di Casaglia e alla difesa di Monte Caprara da parte dei russi e di uomini del terzo battaglione. Fra di noi sorsero subito dei contrasti aspri sulle decisioni da prendere. Io decisi di andare a Santa Barbara, con una decina di uomini, perché in quel luogo una compagnia del quarto battaglione stava combattendo duramente contro i nazisti. Ci unimmo ai compagni riuscendo a respingere per tutta la giornata i numerosi attacchi tedeschi e a sera tornammo tutti su monte Sole dove i tedeschi non riuscirono a mettere piede. Qui lasciai il comando del battaglione a Cleto [Musolesi] e mi avviai alla ricerca del Lupo (non sapevo nulla della battaglia di Cadotto e della morte del comandante) che credevo fosse a Prunaro. Seguii il seguente itinerario: monte Sole, Caprara, San Martino, Prunaro e dovunque trovai i segni dello sterminio nazista. Ma a Prunaro non trovai traccia né del Lupo, né degli altri. Allora percorsi il tratto Steccola, Termine, monte Salvaro, percorrendo sempre i luoghi del massacro. Poi a Quercia, Possatore, Ca’ di Germino, Casone di Rio Moneta, Poggioletto. Qui persi tutte le tracce. Tornai a Poggioletto con una ventina di uomini, ma qui non trovai, come credevo, il battaglione. E allora decidemmo di passare il fronte a Ca’ di Veneziani, poi sostammo nei boschi di San Nicolò durante la notte e qui il giorno dopo incrociai gli alleati e giunsi a Monzuno che era già stata liberata.

Luciano Bergonzini, "La Resistenza a Bologna. Testimonianze e documenti", vol. V, Istituto per la Storia di Bologna, Bologna, 1980
[RB5]
Note
1
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