Agitazioni operaie e azioni di resistenza alle Officine Rizzoli

Scheda

Gli operai delle Officine Rizzoli entrano in agitazione per sventare la minacciata abolizione dell’indennità giornaliera di 10 lire da parte dell’azienda. E’ avanzata una piattaforma rivendicativa, che sarà poi ripresa dagli operai di altre fabbriche bolognesi. Essa prevede tra l’altro: un aumento del salario, una razione giornaliera di 500 gr di pane, la consegna di legna e carbone per il riscaldamento, mezzo litro di latte per i figli dei dipendenti, la cessazione dei licenziamenti arbitrari.
Dopo l'8 settembre in una palazzina delle Officine si è installato il comando delle Brigate Nere. I materiali e i macchinari destinati alla fabbricazione delle protesi ortopediche cominciano presto a interessare anche i tedeschi. Per evitare requisizioni la direzione dispone di nasconderli in camere chiuse dell'Ospedale Sant'Orsola e dentro la cappella dell'Istituto di Rieducazione del Pratello. I materiali di valore, ad esempio il bronzo, sono nascosti nei sotterranei della chiesa di San Michele in Bosco.
Nelle Officine opera un gruppo in rappresentanza del CLN (Aniceto Servisi, Umberto Fontana, Dante Lorenzini) che si adopera nella raccolta di fondi per il movimento partigiano. I licenziamenti degli operai saranno scongiurati fino alla fine della guerra.
Negli ultimi mesi dell'occupazione i dipendenti saranno utilizzati nei più vari impieghi: dallo sgombero delle macerie di edifici bombardati al taglio degli alberi della via Panoramica.

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