Abito dell’artiglieria di Bologna

Abito dell’artiglieria di Bologna

1848 | 1849

Scheda

L’abito, appartenuto a Cesare Zanolini, è a code ad un petto in panno turchino scuro con goletta montante guarnita di mostre in panno rosso così come in panno rosso sono le profilature all’abbottonatura, alle manopole e alle falde posteriori. Bottoni piatti, in metallo argentato con l’impronta di due cannoni in croce sormontati da granata fiammeggiante. L’autorizzazione alla formazione di un reparto di artiglieria civica bolognese fu concessa dal Pontefice e comunicata dalla Segreteria di Stato alla Legazione di Bologna con i dispacci del 16 febbraio e del 17 marzo 1848; così la «Gazzetta di Bologna» n. 22 del 21 febbraio riportava la notizia: La Santità di Nostro Signore avendo graziosamente concesso alla Guardia Civica della Capitale una mezza batteria, ha pure benignamente accondisceso alle vive istanze dell’E.mo e R.mo nostro Sig. Cardinale Legato, approvando che sia attivata anche per la Guardia Civica di Bologna una sezione di artiglieria.

A formare il reparto, accanto a nuovi giovani elementi, concorsero non pochi militi dell’antica artiglieria urbana di Bologna, istituita nel 1806 e sciolta dagli Austriaci nel 1832. Dal seno di tale contingente di artiglieri si staccarono gli elementi che andarono a formare la «Batteria civica mobile bolognese» che ebbe quindi vita completamente autonoma rispetto alla «Batteria civica sedentaria». Mentre la Batteria mobile venne allestita velocemente – a spese dei municipi di Bologna e Ferrara, del governo centrale e con donazioni di privati – per partecipare alla campagna di guerra nel Veneto, la Batteria sedentaria cominciò ad agire regolarmente solo il 14 agosto. La Batteria mobile si formò con due sezioni di cannoni da 9 in bronzo, servite una da bolognesi l’altra da ferraresi, entrambe al comando del capitano Camillo Atti, bolognese, già ufficiale napoleonico nonché vice comandante dell’Artiglieria Civica di Bologna nel 1831. La Batteria sedentaria non ebbe materiale proprio sino al maggio del 1849 e solo allora ricevette quattro cannoni da 9 in bronzo nuovissimi, fusi nella fonderia Calzoni di Bologna; suo organizzatore e comandante fu il capitano Luigi Busi, bolognese, anch’egli ex ufficiale napoleonico e già comandante dell’Artiglieria Civica di Bologna nel 1831.

Il 10 maggio la Batteria mobile entrò nel Veneto, dove completò il suo materiale e il suo organico raggiungendo la forza di 82 fra graduati e comuni e 6 ufficiali compreso un medico; il 3 giugno combatté a Casale sul Sile (TV) e il 10 dello stesso mese partecipò alla difesa di Vicenza distinguendosi a Porta San Bortolo e a Porta Santa Lucia; seguì poi le vicissitudini di tutte le altre truppe che capitolarono a Vicenza rientrando in territorio pontificio con l’impegno a non combattere contro l’Austria per un periodo di tre mesi. All’approssimarsi delle truppe austriache su Bologna (4 agosto), la Batteria mobile venne inviata a Cattolica nel rispetto degli accordi di capitolazione mentre alcuni militi della Batteria sedentaria contribuirono con un «antico cannone scovato chissà dove» alla battaglia cittadina dell’8 agosto. Nel novembre, per ordine del generale Zucchi, la Batteria mobile venne inquadrata nei reparti dell’artiglieria permanente ma il suo riconoscimento ufficiale ebbe luogo soltanto il 7 febbraio 1849 allorquando si stabilì che dovesse avere la forza di una batteria di linea e che dovesse rimanere autonoma agli ordini del comandante superiore dell’artiglieria indigena; nell’aprile del 1849, quando prese parte alla difesa di Roma sempre al comando del Capitano Atti, contava un organico di 172 artiglieri dei quali 41 il 2 luglio uscirono da Roma per seguire Garibaldi. Nel maggio del 1849 la Batteria sedentaria prese parte alla difesa di Bologna cinta dal nuovo assedio portato dagli austriaci che si concluse il 16 maggio con la capitolazione della città. A questi avvenimenti partecipò il proprietario della nostra divisa, Cesare Zanolini. Cesare Zanolini (Bologna, 1823 - Roma, 1902), esule a Parigi al seguito del padre Antonio compromesso nella rivoluzione del 1831, rientrò in Italia nel 1849 e prese parte alla difesa di Bologna quale milite dell’Artiglieria civica sedentaria. Ingegnere civile, abbandonò la professione nel maggio del 1859 per arruolarsi semplice volontario nell’artiglieria dell’esercito toscano partecipando alla campagna di guerra di quell’anno. Proseguita la carriera militare, venne nominato Luogotenente nelle file dell’Esercito dell’Emilia e confermato in quelle dell’Esercito sardo-piemontese, poi italiano; prese parte sia alla campagna del 1860-61, dove venne decorato di medaglia d’argento al valor militare all’assedio e presa di Capua, che a quella del 1866. Colonnello direttore d’artiglieria della fabbrica d’armi di Terni dal 1881, chiese ed ottenne il collocamento a riposo nel 1892 venendo ascritto col grado di Maggior Generale nel ruolo degli ufficiali di riserva. Fu deputato al Parlamento nelle legislature XI-XIII e XV-XVII e senatore nel 1892.

Abito a code da milite dell’artiglieria civica di Bologna, 1848-1849 Panno di lana, filo metallico in argento lunghezza max cm 69, lunghezza manica cm57 inv. n. 647.

Luca Giovannini

In collaborazione con IBC - Istituto per i beni culturali dell'Emilia Romagna. Bibliografia: Da Mosto 1898; Brunelli 1903; MRBo, Archivio delle posizioni, Zanolini Cesare: Copia dello Stato di Servizio militare di Zanolini Cesare; Enciclopedia Militare, vol. VI, Roma, Ed. de «Il Popolo d’Italia», 1933, p. 1510; Montù 1937, parte II, vol. 3.

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Museo civico del Risorgimento (Il)
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Fulvio Cantoni; Il Museo civico del Risorgimento dal 1904 a tutto il 1914, relazione del direttore Fulvio Cantoni al sig. assessore per la Pubblica Istruzione; Bologna, Cooperativa Tipografica Mareggiani, 1916

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