Veduta panoramica del Monastero della Certosa

Veduta panoramica del Monastero della Certosa

Fine XVII secolo

Scheda

Su iniziativa di Giovanni d’Andrea, celebre docente dell’Università bolognese, viene posta nel 1334 la prima pietra del convento certosino di S. Girolamo. Questo complesso è ciò che rimane di tangibile delle azioni diplomatiche ed edificatorie, volte a portare la corte pontificia dalla sede della “cattività avignonese” alla città emiliana. Il convento, nato con una struttura molto semplice e spoglia, venne man mano arricchito da ampliamenti nel numero delle celle monastiche, nella costruzione dei chiostri, e in un progressivo ingrandimento della chiesa, ora unica testimone dello sfarzo accumulato nei secoli.

L’incisione di Girolamo Ruvinetti ci mostra il complesso monastico al suo apogeo, anche se manca l’accesso monumentale progettato da Gian Giacomo Dotti nel 1761 e la modifica del portico divisorio tra i due chiostri antistanti la chiesa. Attualmente lo spazio è costituito da un unico chiostro, stilisticamente armonizzato dopo l'intervento novecentesco. La conformazione architettonica oggi visibile si deve a molte e radicali trasformazioni.

La vasta area dedicata ad orti e frutteti è stata man mano occupata dagli edifici e dai chiostri cimiteriali dopo gli anni venti del XIX secolo, mentre la grande vasca ad uso di peschiera, posta a ridosso del Canale di Reno, viene riempita decenni più tardi. Tutte le strutture edili sono state stravolte e solo il nucleo della Chiesa si è mantenuto inalterato, poiché anche le “cappelle segrete” furono demolite e solo tre ne sopravvivono. Il Chiostro Grande fu il primo luogo dedicato alla sepoltura a partire dal 1801, e delle celle monastiche che lo attorniavano oggi ne restano solo quattro. Altre celle vennero man mano demolite, anche se nel frattempo furono riutilizzate quali contenitori dei monumenti provenienti dalle chiese cittadine chiuse con le soppressioni napoleoniche. L'edificio claustrale più significativo, la cella del Priore, è ora la Sala del Pantheon e da cui provengono parte degli affreschi staccati di Bartolomeo Cesi conservati alle Collezioni comunali d'Arte. Gli spazi di vita comune, quali il chiostro quattrocentesco con le cucine, il Refettorio e la Sala del Capitolo, ora sono rispettivamente il Chiostro I, la Sala della Pietà e la Cappella della Madonna delle Assi. Le sale della Foresteria sono quelle che attualmente coronano la Sala Weber ed in cui sono ancora murate lastre sepolcrali medievali.

Unico superstite del vasto apparato decorativo dei luoghi claustrali è il cosiddetto “corridoio dipinto”, in cui frate Marco da Venezia nel 1638 rappresenta episodi salienti della vita di San Bruno, fondatore dell’ordine.

Roberto Martorelli

Testo tratto da: R. Martorelli (a cura di), La Certosa di Bologna - Un libro aperto sulla storia, catalogo della mostra, Tipografia Moderna, Bologna, 2009.

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