Parisini Sonilio detto Sassi

14 febbraio 1911 - [?]

Note sintetiche

Titolo di studio: Licenza elementare
Occupazione: Muratore

Riconoscimenti

  • Partigiana/o ( 1 ottobre 1943 - 21 aprile 1945)

Onorificenze

  • Medaglia di Bronzo al Valor Militare

    Organizzatore ed animatore della lotta partigiana in azione nella piana ferrarese, partecipava a numerosi combattimenti dando costante esempio di coraggio e di sprezzo del pericolo. Arrestato, veniva ripetutamente sottoposto ad atroci torture che sopportava con animo indomito senza nulla rivelare che potesse nuocere ai compagni di fede. Durante il trasferìmento ad un campo di concentramento riusciva audacemente ad evadere e, rientrato nel proprio reparto, continuava la lotta per la libertà della Patria.

Scheda

Sonilio Parisini, «Sassi», da Prospero e Ida Tolomelli; nato il 14 febbraio 1911 a Calderara di Reno. Nel 1943 residente a Bologna. Licenza elementare. Muratore.
Iscritto al PCI dal 1929. Fu uno dei 23 delegati che il 3 agosto 1930 intervennero al terzo congresso provinciale clandestino della FGCI a Montebudello (Monteveglio).
Il 12 novembre 1930 fu arrestato con altri 116 antifascisti tutti accusati di «organizzazione comunista». Rinviato a giudizio davanti al Tribunale speciale il 30 giugno 1931, il 23 settembre fu condannato a 3 anni e 5 mesi più 2 anni di libertà vigilata per «ricostituzione del PCI, propaganda sovversiva».
Per l'amnistia del decennale fascista venne liberato il 12 novembre 1932 dal carcere di Viterbo e classificato di «3ª categoria», quella degli elementi considerati più pericolosi.
Il 31 ottobre 1935 fu nuovamente arrestato con l’accusa di «organizzazione comunista» e il 31 gennaio 1936 assegnato al confino per 5 anni. Era stato fermato con altri 11 antifascisti tutti responsabili di diffusione di volantini. Andò all'isola di Ponza (LT). Poichè durante il soggiorno nell'isola «dimostra di conservare inalterate le proprie ideologie, senza alcun segno di ravvedimento» il 30 novembre 1940 fu assegnato al confino per altri 2 anni. Questa volta andò alle Tremiti (FG) dove restò sino al 20 agosto 1943.

Subito dopo l’inizio della lotta di liberazione fu uno dei primi organizzatori - con Luigi Gaiani, Walter Nerozzi, Remigio Venturoli, Bruno Pasquali e altri - delle squadre armate cittadine che diedero vita alla 7ª brigata GAP Gianni Garibaldi.
Il 31 marzo 1944 fu arrestato nel corso di un rastrellamento organizzato dai fascisti per catturate i partigiani che avevano ucciso due ufficiali nel quartiere della Libia. I fascisti riconobbero il partigiano Nerio Nannetti che lo accompagnava. All'intimazione di alt si diedero alla fuga, ma furono colpiti alle gambe da una raffica di mitra e catturati.
Trasportato nella caserma di via Maragotti (oggi via dei Bersaglieri), dopo avere ricevuto una sommaria medicazione all'ospedale, venne torturato dal famigerato capo delle squadre fasciste Renato Tartarotti.
Trasportato nel carcere di San Giovanni in Monte (Bologna), fu liberate la sera tra l'8 e il 9 luglio 1944, quando i partigiani della 7ª brigata GAP Garibaldi diedero all'assalto al penitenziario, liberando i detenuti.
Riprese l'attività politico-militare, ma il 27 novembre 1944 fu nuovamente arrestato a Ferrara. Riuscì a fuggire il 30 dicembre mentre lo stavano trasferendo al nord in un campo di concentramento.
Si aggregò alla 7ª brigata Modena della div Armando, con funzione di commissario politico, e operò sull'Appennino tosco-emiliano.
Gli e stata conferita la medaglia di bronzo al Valor militare.
Riconosciuto partigiano con il grado di maggiore dall'1 ottobre 1943 alla Liberazione. Testimonianza in RB5. [O]

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