Eccidi di Piazza del Nettuno

Eccidi di Piazza del Nettuno

Scheda

Nei venti mesi della guerra di liberazione la centralissima Piazza del Nettuno di Bologna fu usata dai fascisti per dare spettacolarità alle imprese criminali che compivano. Numerosi partigiani furono uccisi davanti a Palazzo d’Accursio - nel luogo ove oggi sorge il Sacrario - o ivi depositati, dopo essere stati fucilati altrove. Secondo il macabro rituale dei fascisti, come dei tedeschi, l’esposizione dei morti doveva essere un monito per la popolazione. Con dubbia ironia, i fascisti scrissero sul muro «Posto di ristoro dei partigiani». Il primo partigiano ad essere fucilato fu, il 9 luglio 1944, Luigi Guerzoni. Il primo eccidio avvenne nelle prime ore del 14 luglio 1944, quando un reparto della GNR, comandato da Renato Tartarotti, fucilò i partigiani Giovanni Bortolani, Luciano Cervellati, Guerrino Galletti, Amato Muzzi e Decimo Muzzi. I cinque, appartenenti alla 7a brg GAP Gianni Garibaldi, erano stati catturati il giorno prima, a seguito di una delazione, in una casa colonica in via Sabbiuno a Castel Maggiore. Nel secondo eccidio furono fucilati Armando Ghedini, Carlo Jussi, Giuseppe Stanzani, Azzo Tomasi e Silvio Torri di Bologna; Francesco Giorgi e Pietro Maletti di Modena; Ivo Pruni di Reggio Emilia e Versic Svonko residente a Marradi (FI). Le modalità di questo eccidio non sono sicure. È certo che alcuni furono uccisi altrove, tra il 4 e l’11 luglio, e qui trasportati il giorno 15. Non si conosce la data di morte dei non bolognesi, né il motivo per cui furono portati a Bologna. La notizia dell’eccidio apparve il 16 luglio su "il Resto del Carlino" e "L’Avvenire d’Italia" sotto il titolo "Energica azione contro i terroristi. Altri nove fuorilegge fucilati per ordine del Comando germanico". Il 21 luglio furono fucilati i partigiani Romeo Giori, Vincenzo Golinelli e Paride Pasquali. Altri partigiani ancora furono fucilati e esposti nella piazza, anche se questo macabro rituale cessò, pare in agosto, perché ritenuto controproducente. [Nazario Sauro Onofri]

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