Carcere di San Giovanni in Monte

Carcere di San Giovanni in Monte

Carcere circondariale

Scheda

Edificato nel XIII secolo su una piccola altura in pieno centro cittadino, a fianco della omonima chiesa, San Giovanni in Monte fu sede conventuale fino all’epoca napoleonica.
Successivamente i suoi locali vennero adibiti a prigione, e in questa veste funzionarono come carcere giudiziario di Bologna fino agli anni ottanta del secolo scorso.

Durante l’occupazione tedesca San Giovanni in Monte continuò a svolgere lo stesso ruolo, raccogliendo gli arrestati dalle varie autorità di polizia della Rsi, e contemporaneamente divenendo il principale luogo di reclusione per le autorità militari e di polizia naziste.
In particolare venne utilizzato dal locale comando SS, l’Aussenkommando Bologna, sezione distaccata della centrale veronese della Polizia di sicurezza e Servizio di sicurezza (Sipo-SD), cioè la polizia politica e il servizio segreto delle SS, comprendenti anche la sezione della Gestapo.
L’area di competenza del comando SS bolognese fu fino all’estate 1944 praticamente regionale, e a San Giovanni in Monte vennero fatti affluire numerosi detenuti politici anche da altre province – specie Modena, Ferrara, Ravenna e Forlì – destinati ad essere interrogati e giudicati dai funzionari di polizia SS prima di essere inviati a fucilazione o deportazione.

Furono alcune centinaia i detenuti di San Giovanni in Monte coinvolti in esecuzioni e rappresaglie da parte di autorità fasciste e tedesche: tra l’inverno 1943 e l’autunno 1944 i carcerati furono uccisi soprattutto al Poligono di tiro e in piazza Nettuno, mentre tra l’inverno 1944 e la primavera 1945 essi furono oggetto di segreta eliminazione da parte delle SS negli eccidi di Sabbiuno di Paderno e San Ruffillo.
Parallelamente altre centinaia e centinaia di detenuti furono inviati nei lager di transito di Fossoli e Bolzano, anticamera alla deportazione nei Konzentrationslager di Mauthausen e Gusen, Flossenbürg, Dachau, Ravensbrück, o all’impiego nel lavoro coatto per l’industria bellica del Terzo Reich.

Complessivamente fra l’8 settembre 1943 e la Liberazione, dalle celle e dai “cameroni” di San Giovanni in Monte transitarono oltre 7000 fra detenuti e detenute, sotto autorità sia italiana che tedesca.
Per la maggior parte si trattava di prigionieri “politici”: partigiani, antifascisti, operai scioperanti, ma anche, renitenti al servizio militare e del lavoro, ex-militari, o semplici civili rastrellati.
Nello stesso periodo il carcere bolognese funzionò anche come luogo di transito per prigionieri di guerra alleati e russi, e per internati ex-jugoslavi.

Tra l’autunno 1943 e l’estate 1944 inoltre servì come luogo di concentramento per gli ebrei destinati allo sterminio, membri della comunità israelitica locale o ebrei stranieri in fuga dalla persecuzione razziale in atto nei paesi di origine. Incarcerati sia sotto autorità tedesca che italiana, venivano periodicamente trasferiti – in genere con agenti italiani di Ps – al campo di concentramento di Fossoli, da dove poi erano caricati sui convogli diretti ad Auschwitz.
Complessivamente furono quasi un centinaio gli ebrei deportati a partire da San Giovanni in Monte.

Da ricordare l’audace intervento di un nucleo di partigiani della 7a Gap che il 9 agosto 1944, immobilizzando il corpo di guardia, favorirono l’evasione di gran parte dei prigionieri della sezione maschile.
[Andrea Ferrari, Paolo Nannetti]

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Le torture ed il carcere
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L' esperienza del partigiano Giorgio Righi sopravissuto alle torture e al carcere durante la lotta di Liberazione

Il carcere di San Giovanni in Monte
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Assalto al carcere di San Giovanni in Monte
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