Bentivoglio, (BO)

Bentivoglio, (BO)

1943 | 1945

Scheda

BENTIVOGLIO
Comune prevalentemente agricolo vide nascere il primo conflitto sociale con lo sciopero bracciantile avvenuto nell'anno 1886.
Dopo la prima guerra mondiale, alla quale l'Italia fu trascinata e costretta tra il maggio 1915 e il novembre 1918, negli anni del cosiddetto "biennio rosso", i braccianti, le mondine e i mezzadri bentivogliesi parteciparono con grande slancio alle lunghe e dure lotte agrarie che portarono alla conquista delle 8 ore di lavoro giornaliere per i salariati ed al nuovo capitolato colonico che sanciva il riparto dei prodotti a favore del mezzadro, non più al 50 %, ma al 60-65%. Nelle elezioni politiche del 1919 i socialisti bentivogliesi, su scala comunale, conquistarono la maggioranza dei suffragi e nelle amministrative del 7 novembre 1920 ottennero, con due liste, 20 consiglieri su 20.
Nella seduta del consiglio comunale del 12 dicembre successivo fu eletto a sindaco Pietro Zanarini, socialista. Scatenatesi lo squadrismo fascista, anche Bentivoglio venne colpito, il 29 aprile 1921. «La Lega Coloni di Santa Maria in Duno si radunava per esaminare alcuni importanti problemi relativi all'applicazione del Capitolato [....] I lavori dell'assemblea procedevano calmi e tranquilli [....]
D'un tratto [....] un grido sinistro echeggiò fuori dalla porta della sede. "Mussolini, a noi!", ed improvvisamente un gruppo di uomini mascherati, brandendo rivoltelle e bastoni irruppe violentemente nella sala fra la costernazione ed il terrore dei presenti. Immediatamente una valanga di proiettili avvolse l'assemblea e specialmente il banco della presidenza.
I banditi sparavano da ogni parte, rivolgendo però sui compagni che presenziavano la riunione, l'arma omicida [....] Il compagno [Amedeo] Lipparini cadde ucciso ai primi colpi, altri coloni stramazzarono al suolo feriti, ma la raffica dei proiettili continuava implacabile [....] Uno dei malviventi fu colpito dai suoi stessi amici [....]
Dopo il massacro, s'iniziò il saccheggio. Nulla fu risparmiato nella Casa del Popolo: tutto fu posto a fuoco ed a sacco, comprese le biciclette dei coloni. Soltanto allorché nulla rimase da distruggere, la banda tranquillamente si allontanò» (Fascismo, 2S7-2SS).
Il 22 agosto 1922 subentrò all'amministrazione eletta un Commissario prefettizio. Poi, sull'onda della violenza, si affermò il regime fascista.
Seguirono vent'anni di dittatura, senza libertà sindacale e politica, senza progresso sociale ed economico, con sofferenze e guerre sempre più luttuose, ma non si spense mai totalmente la speranza e la voglia di una ripresa dell'azione per un ritorno alla democrazia e alla pace. […]
Per condurre l'azione contro i nazifascisti iniziarono ad organizzarsi i primi gruppetti, che confluirono poi nella 2a Brigata "Garibaldi". Più ottusa divenne la persecuzione poliziesca.
Il questore della provincia di Bologna, Giovanni Tebaldi, l'1l aprile 1944, sospese per 15 giorni la licenza e decretò la chiusura dell'esercizio del caffè di Bentivoglio intestati ad Antonio Pondrelli perché «non esercita la necessaria vigilanza per il buon andamento del suo esercizio, permettendo agli avventori di tenere nel locale, discorsi che potrebbero generare incidenti di una certa entità».
Lo stesso questore, il 16 aprile, telegrafò al Ministero dell'Interno della RSI: «Mattinata 13 corr. Comune Bentivoglio circa 70 donne hanno protestato per distribuzione latte scremato.
Intervento forza pubblica non ha calmato dimostranti che si sono allontanate solo dopo distribuzione altro latte». Le dimostranti avevano richiesto di potere acquistare il latte dai contadini per fruire dei grassi in esso con-tenuti e ad un prezzo inferiore a quello determinato dalle autorità. Lasciarono l'ufficio che avevano invaso promettendo di tornare quattro volte più numerose qualora il prezzo non fosse diminuito. Per la stagione della mondatura del riso (per l'estirpazione del giavòn, le male erbe), un apposito Comitato d'agitazione provinciale delle mondine da tempo aveva preparato un movimento generale che prevedeva l'astensione totale dal lavoro delle mondariso nel suo momento culminante.
La data d'inizio dell'astensione dal lavoro fu fissata per il giorno 12 giugno. Anticipatamente, già il giorno 10, dei "branchi" di mondine scioperarono in singole aziende risicole oltreché in Bentivoglio, a Galliera e a San Pietro in Casa-le. A Minerbio e a San Gabriele di Baricella, invece, nello stesso giorno, delegazioni di mondine formularono le loro rivendicazioni presso i risieri locali.
A Bentivoglio, lo sciopero generale, fu attuato per sei giorni consecutivi da parte delle 400 (o delle 600 come fu riferito in un "Notiziario della GNR") mondine ingaggiate, sia locali sia "forestiere" provenienti da comuni senza risaie e dalla collina. I fascisti intervennero con male parole contro le scioperanti, minacciando di chiamare le SS tedesche e di farle deportare in Germania; padroni e fascisti organizzarono il crumiraggio e, con le armi alla mano, tentarono di farne lavorare dei gruppi. Ma la manovra non attecchì che su pochissime; i padroni promisero di concedere questo e quello, ma le rappresentanti del comitato sindacale clandestino presenti alle trattative, fermamente sostennero che non avrebbero ripreso a lavorare finché non fossero state accolte le rivendicazioni generali.
Nei giorni conclusivi della agitazione 300 mietitori locali scioperarono in appoggio alle mondine. Con la loro lunga e combattuta agitazione le mondine conquistarono un maggiore salario, una più alta indennità di viaggio, la corresponsione di una quota di presenza giornaliera e di due chili di riso per ogni giornata di lavoro, ecc. Lo sciopero generale delle mondariso oltre alle conquiste per i lavoratori conseguì il risultato di sminuire largamente la contrattualità e l'influenza dei sindacati fascisti e inoltre scosse tutta la pianura bolognese accrescendo fortemente la tensione patriottica per l'ardore che aveva animato le mondine e per l'eco destata - nonostante il silenzio assoluto della stampa fascista - dai fogli clandestini, dal periodico La Mondariso, e dalla voce delle partecipanti all'agitazione che, come si è detto, provenivano da tutta la provincia.
L'attività partigiana, anche nel bentivogliese, salì d'intensità. Nella frazione di San Marino, il 17 luglio 1944, l'attacco ad una pattuglia tedesca provocò morti e feriti. Dato che i contadini avevano già mietuto e raccolto il grano dai campi, i partigiani, per impedire che il prodotto fosse lavorato e poi razziato dai tedeschi, distrussero quattro trebbiatrici.
Il 12 agosto un GAP della 7a Brigata di Bologna, dopo aver asportato una macchina da scrivere, un ciclostile e tutti i timbri, minò la Casa del fascio sita nel capoluogo, provocando uno scoppio nell'edificio che danneggiò gravemente alcuni locali.
A novembre le mondine locali e quelle di Minerbio scioperarono per un'intera giornata (e con esse scioperarono anche i "portantini") ed ottennero una tariffa a cottimo per la mietitura del riso di £. 2,50 la tavola, contro quella di £. 1,80 offerta dai padroni.
Il 27 gennaio 1945 a Bentivoglio un gruppo di donne manifestò ancora contro le autorità rivendicando generi alimentari. Poi, il 1° marzo, replicarono in oltre 160 fra donne e uomini, ed ottennero, due giorni dopo, soddisfazione.
Avvenuta la liberazione, il 22 aprile 1945, il Governatore militare alleato, su designazione del CLN locale, insediò una Giunta comunale composta da sette persone, fra le quali Roberto Mazza, socialista, fu designato Sindaco. Tratto da “Antifascismo e lotta di liberazione nel bolognese Comune per Comune” di Luigi Arbizzani

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Antifascismo e lotta di Liberazione
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Luigi Arbizzani, Antifascismo e lotta di Liberazione nel bolognese Comune per Comune, Bologna, ANPI, 1998