Anzola Dell'Emilia, (BO)

Anzola Dell'Emilia, (BO)

1943 | 1945

Scheda

Anzola è un comune della provincia di Bologna attraversato dalla via Emilia, situato nella parte ovest della pianura bolognese, nei pressi delle prime colline. Dagli ’80 ha acquistato sempre più i connotati di un quartiere residenziale periferico, pur non smarrendo i connotati di una comunità con una forte coesione sociale e caratteristiche di forte solidarietà. Vive in uno stretto rapporto con l’area metropolitana di Bologna, di cui fa parte: basti pensare ai movimenti giornalieri per motivi di lavoro, alle modalità di accesso agli esercizi commerciali ed ai modi di fruire del tempo libero. Si estende su 36,6 kmq ed ha una popolazione di 11.586 abitanti, di cui 981 stranieri che rappresentano già l’8,5% (dati al 31.12.2007). Di questi cittadini solo il 24,3% sono di origine anzolese.

Dall’Unità d’Italia sino alla fine dell’8oo, Anzola venne amministrata dalla borghesia agraria e commerciale; non vi furono in questo lasso di tempo avvenimenti di rilievo tranne la terribile epidemia di colera del 1855 che colpì duramente soprattutto la povera gente della campagne.
Fino alla fine del secolo la borghesia cercò di mantenere i suoi privilegi anche grazie ad un’ amministrazione comunale che difese sempre i suoi interessi: in fondo alla scala sociale vi erano i piccoli artigiani che con il loro lavoro riuscivano a garantirsi la sola sopravvivenza e i coloni che si occupavano di terreni agricoli in affitto: la classe povera era costituita dai braccianti e dai lavoratori giornalieri della terra.
I primi anni del ‘900 furono caratterizzati dalla nascita del movimento cooperativo e delle prime leghe sindacali: alla fine del 1905 si insediò la prima Amministrazione socialista con il Sindaco Goldoni, nel 1906 fu costituita la prima Cooperativa di Consumo anzolese “SEMPRE AVANTI” e venne installata la prima linea telefonica; è del 1910 la nascita della Casa del Popolo.
Uno degli obiettivi che il sindaco perseguì con tenacia fu la scolarizzazione delle campagne anzolesi portando le scuole nelle frazioni agricole e istituendo corsi elementari serali per adulti accanto ai normali corsi diurni per bambini. Le prime scuole di campagna furono quelle di S.Maria in Strada e di S.Giacomo del Martignone e, in accordo con il comune di Borgo Panigale si costruì una scuola a Lavino di Mezzo che serviva per tutti e due i comuni. Goldoni era un vero autodidatta, era un uomo politico capace, durante le battaglie politiche sindacali e leghiste del 1905-1909 era quasi sempre indicato come mediatore sia dalla parte padronale, sia da quella leghista. Si adoperò ripetutamente per comporre le vertenze sindacali che salvaguardassero gli interessi dei lavoratori in una politica unitaria e dello sviluppo dell'economia del paese.
Quando nacquero le prime squadre fasciste Goldoni fu il primo ad essere preso di mira dai fascisti per la sua ascendenza fra tutta la popolazione che ne conosceva la politica giusta ed imparziale da lui fatta a favore di tutti gli strati produttivi. Il fascismo non gli perdonò di essere stato un sindaco giusto, capace e popolare e quando nel 1920 gli squadristi scacciarono con la violenza le amministrazioni socialiste, perseguitando i dirigenti più prestigiosi, Goldoni, che era uno di questi, fu anch'egli ripetutamente colpito fino a portarlo ad una prematura morte, avvenuta il 17 giugno 1924.
Malgrado la repressione del regime, il funerale di Goldoni si trasformò in una grande manifestazione antifascista. Il paese vi partecipò tutto unito e compatto. L'amministrazione fascista accusò il colpo tanto che non potette sottrarsi al dovere di portarvi il gonfalone del comune. Fra conquiste sociali ed innovazioni tecnologiche, fra disoccupazione e creazione di nuove fonti di ricchezza, si arrivò alla prima guerra mondiale che creò nel paese una pesante crisi alimentare.
Fra le due guerre Anzola continuò ad essere un piccolo comune ad economia esclusivamente agricola, in cui la maggior parte della popolazione era costituita da braccianti e contadini, ma anche da operai che trovavano lavoro nelle fabbriche della cintura bolognese (Ducati, per esempio). Risiedevano nel comune un gruppo di famiglie borghesi che basavano le loro ricchezze sulla proprietà terriera e ad essi si affiancava un gruppo dedicato al piccolo commercio e all’artigianato.
La crisi economica generale si rifletteva pesantemente anche qui: alla grave crisi alimentare l’Amministrazione socialista cercò di far fronte con un controllo dei prezzi e favorendo lo spaccio alimentare della Casa del Popolo. Gli scioperi radicalizzarono nel comune due posizioni: da un lato quella parte di cittadini che oltre a rivendicare salari e condizioni sociali migliori vedeva nel movimento una prova della “rivoluzione proletaria” e dall’altro le componenti più conservatrici del comune che chiedevano soprattutto ordine politico e sociale.
E’ in questo contesto che nel 1921 nacque ad Anzola il primo “Fascio di combattimento”, composto dalla borghesia agraria ma anche da commercianti ed agricoltori che temevano l’estremismo socialista. Le divisioni all’interno della sinistra insieme al pesante clima intimidatorio delle squadre fasciste portarono nel 1923 all’elezione del primo sindaco fascista e ad un assetto politico del comune ( in mano al partito fascista) che durò fino al 1945.
Già nel 1922 un gruppo di fascisti uccise in località Immodena Aristide Toselli, anzolese di simpatie anarchiche. Al suo funerale l’orazione funebre fu tenuta dal capo anarchico Enrico Malatesta. Nel 1930 Mario Mazzoni, giovane dirigente comunista, fu arrestato, seviziato ed ucciso in questura, a Bologna.
A proposito di intimidazioni va ricordato che nelle elezioni del 1929 su 1200 votanti solo 25 persone ebbero il coraggio di esprimere apertamente la loro opposizione al fascismo, tanto il clima si era fatto pesante.
Dopo il 1929 ciò che cambiò profondamente fu la società: il fascio locale cercò di fascistizzare tutta la compagine sociale, sostituendosi a coloro che fino a quel momento erano stati i punti di riferimento: la chiesa e le organizzazioni politiche e sindacali. Vennero intraprese nel comune opere pubbliche come la costruzione della scuola elementare, la realizzazione della piazza: la disoccupazione restò comunque un grave problema ed indusse anche cittadini anzolesi ad emigrare.
Gli anni della seconda guerra mondiale non fecero altro che aggravare i problemi del comune di Anzola: furono anni di pesante razionamento dei già scarsi generi alimentari e di tutto quello che serviva a sostenere le truppe. La costituzione della Repubblica sociale nel 1943 non cambiò nulla nell’Amministrazione del comune che continuò ad essere amministrato dal podestà. 

Dopo l’armistizio dell’8 settembre anche gli anzolesi vissero gli aspetti più tragici del conflitto: l’esercito era allo sbando e numerosi militari anzolesi vennero internati nei campi di lavoro e di sterminio e le truppe nazifasciste occuparono il paese. Il comando tedesco della Wermacht era alloggiato nella Villa Orsi Mangelli.
La Resistenza ad Anzola aveva radici in un antifascismo molto radicato nel tessuto sociale della comunità e coinvolse persone dei più diversi orientamenti politici. Nell’autunno del 1943, dopo la caduta del regime fascista, coloro che per anni ne avevano subito le persecuzioni costituirono le prime basi partigiane: con la nascita della Repubblica Sociale entrarono nella lotta anche soldati dell’ex esercito italiano e coloro che rifiutarono la chiamata alle armi.
Sul territorio comunale operarono tra il 1943 ed il 1945 la 7^ brigata partigiana a cui appartenevano i 67 partigiani del distaccamento “Tarzan” di Anzola che nel novembre del 1944 presero parte alla battaglia di Porta Lame e la 63^ brigata “Bolero” che aveva come zona di operazioni il territorio tra Monte San Pietro e S. Giovanni in Persiceto.
La resistenza si avvalse di un ampio appoggio popolare che nasceva dal forte legame tra i combattenti e la popolazione. Nel territorio di Anzola le basi partigiane furono ben 28. Fondamentale fu anche il ruolo delle donne: ad Anzola ci furono più di venti staffette che sostennero il movimento clandestino garantendo il rifornimento ed i collegamenti fra i vari gruppi.
Al termine della guerra i partigiani anzolesi morti in combattimento furono 32, a cui si aggiungono i 12 morti nel campo di concentramento a Mauthausen.
Vanno inoltre aggiunte le vittime dei numerosi rastrellamenti ed in particolare di quello del 5 dicembre 1944 compiuto da fascisti e SS nelle campagne attorno ad Anzola, alla ricerca di partigiani. Alcuni degli arrestati furono internati in Germania, mentre altri furono inviati nelle carceri bolognesi di S. Giovanni in Monte. Di undici di loro non si seppe più nulla fino all’estate del 1945 quando, tra le vittime seppellite sui calanchi di Sabbiuno, vennero riconosciuti i corpi di Augusto Bosi, Efrem Benati, Nino Bonfiglioli, Gaetano dall’Olio, Mario Ferrari, Giovanni Gandolfi, Adolfo Magli, Pierino Turrini, Aldo Zanetti e Umberto Zucchini.
Tra il 18 e il 20 aprile 1945 i bombardamenti alleati colpirono Anzola e Ponte Samoggia; il 20 aprile fu il giorno della liberazione di Anzola dell’Emilia.
Il 21 aprile (giorno dopo l’arrivo degli alleati) un gruppo di fascisti cercò di forzare il blocco stradale e caddero le ultime vittime anzolesi del conflitto. 

Il 7 febbraio 1946 ad Anzola dell’Emilia veniva assassinato Luigi Zavattaro, segretario della DC anzolese e stimato esponente del CLN locale.
L’omicidio, per il quale non sono mai stati individuati i responsabili, maturò nel clima di contrapposizione politica dell’immediato dopoguerra. Anche Zavattaro viene ricordato durante la festa della Liberazione, il 25 aprile, come caduto per la libertà e la democrazia.
Dopo la Liberazione, per volontà della Amministrazione comunale, la maggior parte di strade e monumenti anzolesi sono stati intitolati a vittime del fascismo, a partigiani morti durante la Resistenza e a deportati morti nei campi di concentramento.
Anzola è tra le città decorate con la Croce di Guerra al Valor Militare (decreto della Presidenza della Repubblica del 1994) per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale.

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Documenti
Dai monti alle risaie
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Mostra storico documentaria
Dai Monti alla via Emilia - Le genti, la 63° BOLERO
Antifascismo, Resistenza e Liberazione fra Reno, Lavino e Samoggia
Anzola: un popolo nella Resistenza
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Antifascismo e lotta di Liberazione
Tipo: PDF Dimensione: 17.01 Mb

Luigi Arbizzani, Antifascismo e lotta di Liberazione nel bolognese Comune per Comune, Bologna, ANPI, 1998

Finchè avrò voce
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storia autobiografica di Armando Gasiani curata da Milena Bandieri
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