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La spedizione italiana in Albania 1915 - 1916

Azione di guerra Novembre 1915 - Febbraio 1916

Schede

A novembre del 1915, battuto dall'armata austriaca di Mackensen e pressato dai Bulgari, l'esercito serbo, circa 450.000 soldati, iniziava la ritirata verso le sponde dell'Adriatico per l'unica strada ancora aperta: l'Albania. La lunga marcia da compiersi a piedi, costrinse i battaglioni serbi ad internarsi in regioni montuose prive di collegamenti e solcate solo da sentieri che univano villaggi di capanne, trovati vuoti e privi di derrate alimentari messe in salvo dagli abitanti fuggiti in montagna. All'inizio della marcia l'esercito serbo spingeva innanzi a sé 30.000 buoi e 50.000 cavalli, per il traino dei carriaggi con salmerie, armi e perfino un centinaio di cannoni; l'inverno in corso, la regione inospitale e l'impossibilità di trovare erba fresca sotto la neve, ebbe ben presto ragione degli animali che, vinti dalla fame, furono abbandonati ai lati delle carrarecce. Venne così a mancare il traino per le salmerie, i soldati furono costretti a lasciare prima l'armamento pesante, poi quello individuale. Si dissolse anche ogni forma di organizzazione militare e la marcia dei disperati proseguì lungo due direttrici: la Elbassan-Tirana e la Scutari-Alessio, con un obiettivo comune: Durazzo. Catturati nelle offensive dei primi mesi, circa 60.000 ex soldati austriaci, prigionieri di guerra, precedevano le colonne serbe. Di questi, oltre la metà perirono lungo il percorso mentre i sopravvissuti, giunti a Durazzo, furono poi imbarcati dalla flotta italiana e trasportati nei campi di prigionia allestiti sull'isola dell'Asinara.
Nella colonna in marcia verso Tirana si trovava anche il Re Pietro I°, con lo stato maggiore, i soldati e le loro famiglie, vecchi, donne e bambini che avevano preferito l'esilio all'incognita della dominazione straniera. La colonna diretta verso Scutari era comandata dall'erede al trono principe Alessandro.
Ma l'Albania era pur sempre territorio nemico e sull'esercito serbo, ex esercito di occupazione durante le guerre balcaniche, si scatenò così la rappresaglia delle bande albanesi che fecero massacri dei gruppi isolati per togliere loro armi e vestiti. In Albania era già presente un corpo di spedizione italiano attestato attorno al porto di Valona; il 20 dicembre 1915, un Corpo speciale al comando del Gen. Bertotti, preceduto da formazioni albanesi al soldo italiano, allargava l'occupazione militare verso settentrione. Finalmente, a fine dicembre i superstiti delle due colonne iniziarono a riversarsi sulle cittadine di San Giovanni di Medua e Durazzo. Il 5 gennaio 1916 attorno a Durazzo si erano raccolti 80.000 ex soldati serbi, mentre a San Giovanni ne arrivarono 60.000. Mentre l'armata austriaca era trattenuta dal piccolo esercito montenegrino del principe Nicola, centinaia di battelli italiani iniziarono a trasbordare i superstiti verso il più sicuro porto di Valona, dove ad attenderli c'era la nostra flotta, oltre a navi francesi ed inglesi. L'Austria aveva nel basso Adriatico una munitissima base navale, il porto di Cattaro, sede di navi di superficie e di sottomarini che misero a dura prova sin dai primi giorni di dicembre del 1915 le navi della flotta italiana e dell'intesa impegnate al trasporto di materiali per la logistica e munizioni necessarie per il Corpo speciale del Gen. Bertotti.
I sommergibili austriaci rilasciarono sulle rotte delle navi dell'intesa, moltissime torpedini esplosive e disancorate, libere cioè di muoversi secondo correnti ed onde che provocarono l’affondamento di numerose navi militari e di trasporto truppe.
L'isola di Corfù, territorio della neutrale Grecia, fu occupata l'11 gennaio dalla marina francese e divenne il luogo ove concentrare i profughi dell'esercito serbo, ben presto raggiunti anche dai superstiti sbarcati temporaneamente a Brindisi. Il 18 gennaio 1916 anche il Governo serbo in esilio raggiungeva l'isola greca, chiudendo così la più tragica odissea umana della Grande Guerra.
Per il nostro Corpo speciale, terminata la missione a Durazzo, con il XIX° Corpo d'armata ungherese ormai a ridosso, venne il momento di ritirarsi a Valona, dove erano sbarcate altre truppe: la Brigata Verona, il 15° reggimento della Savona, il 10° reggimento Bersaglieri, il 47° e 48° reggimento di Milizia Territoriale, uno squadrone di Cavalleria, diverse batterie di cannoni da montagna, altre compagnie del Genio e servizi vari, schierate tra il 23 ed il 27 febbraio 1916 a difesa della linea della Vojussa. Il 7 marzo furono inviate in Albania la 38°, la 43° e la 44° divisione, il Comando Supremo sciolse il Corpo speciale di Bertotti, formò con tutte le truppe il XVI° Corpo d'armata e mise al suo comando il Gen. Piacentini. Si crearono anche sul fronte albanese i presupposti della guerra di posizione, aggravati dalle pessime condizioni igieniche per la difficoltà dei trasporti logistici; il vero nemico per entrambi gli eserciti furono malaria, colera e tifo.

Paolo Antolini