Monumento a Vittorio Emanuele II

Monumento a Vittorio Emanuele II

1888

Scheda

Il grandioso bronzo inaugurato nel 1888 nella Piazza principale della città di Bologna, che venne per l'occasione rinominata al re, si inserisce in un disegno di collocazione di monumenti nei punti strategici della città, a ricordo degli eroi del Risorgimento e del percorso di unificazione d'Italia. Nello stesso anno fu inaugurato il monumento al padre barnabita Ugo Bassi, e negli anni precedenti erano state collocate le statue dedicate allo scienziato Luigi Galvani ed a Camillo Benso Conte di Cavour.

Lo scultore prescelto fu Giulio Monteverde (1837-1917), artista tra i più celebri dell'epoca ed autore di molti monumenti collocati nelle piazze del Regno. Per il basamento l'incarico fu affidato alla Davide Venturi & Figlio, l'azienda di lavorazione del marmo più importante della città. Sempre a Monteverde verrà affidato a Bologna l'incarico di eseguire il Monumento a Marco Mighetti, inaugurato nel 1896. E’ curioso osservare che, dopo animate discussioni e polemiche, ridicolizzate dai giornali satirici, su quale collocazione dovesse avere la statua rispetto ai palazzi circostanti (soprattutto quelli simbolici dei diversi poteri: la chiesa e il Comune), si decise di posizionarla al centro, con la fronte rivolta a San Petronio e la coda al palazzo del Podestà.

Nel 1944 bronzo e basamento vennero spostati da Piazza Maggiore all'attuale collocazione dei Giardini Margherita, nell'ambito di un programma di 'damnatio memoriae' del fascismo contro la casa reale dei Savoia.

Nel volume dedicato all'Esposizione Emiliana del 1888 l'opera viene così ricordata: "Quando corse per l'Italia la triste notizia che il Re Galantuomo era morto, fra il lutto nazionale e le speranze rivolgetesi a Umberto I, da un capo all'altro della penisola surse una brama fremente di conservare l'effigie del Gran Re. (...) Bologna fu tra le prime città che tradussero in atto le parole, affidando la commissione d'un grande monumento a Giulio Monteverde, scultore di tal fama che guarentiva un'opera coscienziosa. Ma gli anni trascorrevano senza indizio esatto di compimento, e contrariamente alla sorte di quasi tutti i fatti, l'aspettazione dell'opera si mantenne sempre viva, finchè l'apertura della Mostra Emiliana, simultanea con la celebrazione dell'VIII Centenario dello Studio Bolognese, portarono l'impazienza alla frenesia. Ed oggidì il desiderio è soddisfatto, poichè la figura energica e soldatesca del primo Re d'Italia torreggia nella piazza che compendia in se la storia politica dell'antica città. (...) Nel monumento a Vittorio Emanuele si notano, affatto distinte, la parte veramente plastica, cioè il cavallo, e la parte più intimamente concettiva, cioè la figura del Re. Questi è colto nel punto più saliente della gloriosa giornata di S. Martino, nell'atto di scrutare l'effetto possibile d'un ultimo attacco al colle contrastato con tanto accanimento. Guardandolo se ne ritrova la faccia soldatesca animata dal pensiero della vittoria, che egli cerca coll'appello valoroso al valore delle truppe piemontesi. Artisticamente la figura è piantata benissimo sugli arcioni, il corpo respira sotto la tunica scomposta dalla foga del movimento interrotto bruscamente nell'arresto del cavallo, e infine l'atteggiamento è scioltissimo e vero.".

Così viene poi descritto nella 'Guida illustrata di Bologna - Storica artistica industriale', edita nel 1892 dalla Tipografia Successori Monti: "Il Monumento a Vittorio Emanuele II, che sorge nel mezzo dell'omonima piazza (Maggiore ndr.), fu inaugurato nel giugno dell'anno 1888, durante la celebrazione dell'ottavo Centenario dell'Università di Bologna. La statua equestre di bronzo, piena di vita, è opera dello scultore Giulio Monteverde. Il piedistallo, di granito rosso di Baveno, lucidato a specchi, e il basamento, furono eseguiti dal bravo marmista Venturi, nostro concittadino, che fece importanti lavori anche nella Certosa. Il basamento fu giudicato lodevole per l'accurata esecuzione e la precisione con cui fu collocato".

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