Monumento a Giuseppe Garibaldi

Monumento a Giuseppe Garibaldi

8 luglio 1900

Scheda

La notizia della morte di Giuseppe Garibaldi produsse a Bologna profondo dolore. Non si voleva credere che l'eroe di tante battaglie avesse chiuso gli occhi per sempre a Caprera. Purtroppo la notizia era ufficiale e anche Bologna si vestì a lutto. Si formò presto un comitato per le onoranze formato da giovani, da garibaldini e da vecchi patrioti. I negozi e gli uffici furono chiusi  “Per lutto Nazionale”. Il sindaco Gaetano Tacconi, antico combattente per l'Indipendenza, pubblicò un patriottico manifesto: La Giunta spediva un dispaccio alla famiglia e deliberava di presentare presto in Consiglio una proposta di onoranze.
Tutti i sodalizi militari, operai, le facoltà universitarie e gli studenti pubblicarono manifesti e inviarono telegrammi. L'associazione progressista costituzionale delle Romagne, sospendeva le sue adunate in segno di lutto e spediva un dispaccio firmato da Magni, Panzacchi, Lugli e Ferdinando Berti esprimendo “amarissime condoglianze” alla famiglia Garibaldi e facendo voto “che gli italiani dalla memoria dell'eroe liberatore attingono esempi e conforti a procedere imprevisti nel cammino della civiltà”.
Nella loggia degli agricoltori, il 3 di giugno si improvvisò una prima commemorazione e una folla enorme partecipò; parlarono  Aurelio Saffi e Giuseppe Ceneri fra il fragore degli applausi.
Francesco Pais lanciò l'idea del monumento, disse: “L'Italia ha un grande dovere da compiere: in ogni città dovrà sorgere un monumento onde si sappia che l'Italia, chiamata terra dei morti, piange la perdita di un uomo che vale migliaia di vivi.”
Il giorno 4, al teatro Brunetti, anche Giosue Carducci tenne un discorso commemorativo per Giuseppe Garibaldi. Il giorno 6, alla presenza di 37 consiglieri, il sindaco Tacconi, proponeva in nome della Giunta:
1° di concorrere per 40 mila lire nella spesa di un monumento da erigersi in Bologna alla memoria di G. Garibaldi.
2° di autorizzare la Giunta a formare un Consorzio fra i comuni d'Italia perchè a loro spese si costruisse a Caprera la tomba atta a contenere le ceneri dell'eroe secondo la sua volontà.
Nessuno  fece  obiezione tranne il consigliere clericale Giuseppe Grabinski. Si aprì anche una sottoscrizione popolare per raccogliere fondi da aggiungere a quelli stanziati dal Municipio e dalla Provincia in aggiunta per ulteriori 20000 lire. Le offerte dei privati arrivarono solo a 4000 lire, ma questa era partita con l'intento di costruire un'opera di utilità pubblica, come un bagno pubblico del quale si sentiva la mancanza.
Con quanto raccolto fu acquistato un terreno lungo il Canale Reno al di fuori delle mura cittadine e dato incarico a vari ingegneri di redigere progetti, ma questi superavano sempre l'importo di 120.000 lire; tanto che si dovette ritornare all'idea di base, cioè costruire un monumento equestre in bronzo di almeno 9 metri con una spesa massima di 60.000 lire.
Venti scultori risposero all'appello del comitato: Massarenti di Ravenna; Tullo Golfarelli di Bologna con due bozzetti, Pietro Veronesi di Bologna, Arnaldo Zocchi, fiorentino residente a Roma, Garella di Bologna residente a Firenze, un “Ignoto” di Urbino, Carnelio Rinaldo di Firenze, Sabbioni Ettore di Bologna, Monteguti Silverio di Castelfranco Emilia, Giudici Primo di Milano, Carlo Monari, Italo Campagnoli e Arturo Orsoni di Bologna, Laspina Michele di Roma con due bozzetti, Urbano Nono di Venezia, Baraldi di Modena,  Colombarini Arturo di Bologna, Sclavi Ettore di Genova, Neri Alfredo di Bologna. Il Fontana di Carrara presentò il suo bozzetto in ritardo, e fu escluso.
L'esposizione dei bozzetti rimase aperta per gennaio e febbraio del 1898 e la commissione esaminatrice propose di affidare l'incarico per l'esecuzione del monumento allo scultore Arnaldo Zocchi. Un critico d'arte ne scriveva nel Resto del Carlino:
“Opera sana ed equilibrata ci sembra il bozzetto di Arnaldo Zocchi di Firenze; in esso il piedistallo si intona mirabilmente col gruppo equestre. Questo è largamente e sapientemente modellato, il cavallo è pregevolissimo per proporzioni e per ampia e profonda conoscenza anatomica; il cavaliere è addirittura superbo! Sotto quelle vesti piegate magistralmente palpita il corpo; Garibaldi  è fermo in arcione, sicuro come un cavaliere delle Pampas.” Condizione prima del concorso era il termine del lavoro in due anni che fu rispettato da Zocchi. Si emerse al lavoro e quando ebbe modellato cavallo e cavaliere ricevette le congratulazioni da Gallori, suo maestro, e da alti artisti. La fusione compiuta sotto la direzione fu eseguita nella Fonderia Bruno a Roma.
Nel frattempo erano iniziate le discussioni sul luogo dove collocare il monumento, nel programma del concorso si era deciso per Piazza XX Settembre. Lo Zocchi e la giuria decisero che questo luogo non era soddisfacente perchè la statua non avrebbe avuto luce favorevole; successivamente furono pensate la scalea della Montagnola oppure Piazza del Nettuno, ma anche queste idee abbandonate. Si decise poi di trasferire la statua di Ugo Bassi per far posto a quella di Garibaldi, così la Ditta Davide Venturi e Figlio iniziarono la costruzione del basamento in granito.
Ancora oggi passando in Via Indipendenza di fronte all'Arena del Sole troviamo Giuseppe Garibaldi in sella al suo destriero.


Testo tratto da Bologna a Garibaldi, supplemento al n. 189 del Resto del Carlino, Bologna, 8 luglio 1900
Trascrizione a cura di Lorena Barchetti

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La Sciarpa d'Iride
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La Sciarpa d'Iride - Rivista Periodica Illustrata. Anno II n. 5, 5-6 febbraio 1898. Modena, Tipografia Tonietto, Litografia Gibertini

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