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La Grande Magia | La Certosa e i suoi misteri, simboli e segreti

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Schede

Nell'immaginario comune i cimiteri sono legati al ricordo degli affetti familiari, luoghi d'arte e memoria collettiva; ma anche al mistero della morte e della perdita, alla notte, a ciò che potrebbe esserci dopo la vita terrena. Il Cimitero della Certosa, fin dalla sua fondazione avvenuta nel 1801, fu di ispirazione per componimenti poetici e letterari. Nei ricordi di molti personaggi (noti e meno noti) che hanno lasciato traccia scritta della propria visita alla Certosa, non mancano riferimenti a storie bizzarre, leggende misteriose, pratiche inconsuete. Nell'universo simbolico delle opere d'arte realizzate in Certosa sono poi presenti aspetti esoterici, basti ricordare le presenza di sfingi (elementi di rilievo nella simbologia massonica), ma anche lucerne, caducei, e il più conosciuto simbolo dell'Eternità - l'ouroboros - il serpente che divora la propria coda. La stessa storia del luogo registra inoltre episodi di fantasmi o di storie fantastiche, di morti che si rivolgono ai vivi attraverso i monumenti ed i loro spiriti. Infine, nel cimitero bolognese è sepolta Anna Bonazinga D'Amico (1830-1906) la "chiaroveggente più rinomata del sec. XIX" che tenne un "Gabinetto medico magnetico" dove la Sonnambula diede consulti per lunghi anni. Moglie di Pietro D'amico - celebre cultore del mesmerismo - Anna ebbe una fama meritata, tanto che in Certosa, è riuscita, unica bolognese, ad avere ben due monumenti funerari.

Il percorso è stato realizzato in occasione della mostra "La Grande Magia": MAMBo - Museo d'Arte Moderna di Bologna, dal 20 ottobre 2013 al 16 febbraio 2014

E' possibile scaricare il PDF con la pianta del percorso, i testi completi ed i dettagli storico-artistici

Percorso di visita

1 - Tomba Guidi - Chiostro I° d’Ingresso. Il monumento è dedicato a Giovanni Guidi, deceduto nel 1818. L’opera è un tipico esempio delle memorie dipinte eseguite durante l’età giacobina, mentre molto rara è l’iconografia egittizzante. La ricca simbologia presente rimanda alle qualità morali del defunto e tra questi compare l’Ouroboros - il serpente che si morde la coda - simbolo di eternità.

2 - Tomba Legnani - Chiostro Terzo. Il dipinto è dedicato a Girolamo Legnani (m. 1805). L’impostazione in stile egizio esprime la diffusione dei modelli settecenteschi di Giovanni Battista Piranesi, e molti dei simboli presenti sono tipici della cultura massonica.

3 - Giuseppe Ceri, Quirico Filopanti - Chiostro VII. Nel periodico Ehi! cha'l scusa... del 1884 viene immaginato in questo Chiostro l’Ingegnere Giuseppe Ceri che, in una notte in cui la “luna d’argento matto illumina i muri della Certosa”, è circondato da pipistrelli che “vanno man mano restringendosi alla tuba”. In Aneddoti bolognesi (1929) il protagonista è Quirico Filopanti: in cerca di fuochi fatui, viene burlato dal custode Marcellino Sibaud con una lanterna con cui “cominciò a muoversi in diverse direzioni”.

4 - Olindo Guerrini (1845-1916) alias Lorenzo Stecchetti - Sala del Colombario. La semplice lapide dedicata alla famiglia Guerrini ricorda una delle figure più importanti della cultura satirica felsinea. Nel suo Canto dell’Odio, dedicato ad una gentile signora che non offrì le sue grazie, immagina di scoperchiarne la tomba, maledirla, terminando con “Qui rimorir ti faccio, o maledetta, piano a colpi di spillo, e la vergogna tua, la mia vendetta tra gli occhi ti sigillo”.

5 - Tomba Frassetto - Campo Carducci, Muro di cinta lungo il canale. Il monumento è dedicato al celebre antropologo Fabio Frassetto (1876-1953) ed al figlio morto durante la Seconda Guerra Mondiale. Lo scultore Farpi Vignoli li ritrae in un eterno dialogo sulla morte, cui allude il teschio stretto dal padre.

6 - Giosue Carducci (1835-1907) - Campo Carducci. Nel 1879 il Premio Nobel per la letteratura compose l’ode Fuori alla Certosa di Bologna, in cui viene ripercorsa la storia millenaria del luogo, ed al termine i morti si rivolgono ai vivi con le seguenti parole: Oh! Amatevi al sole! Risplenda su la vita che passa l’eternità d’amore.

7 - Recinto Cappuccini - Sala II. Dopo il 1801 alcune celle monastiche vennero riutilizzate per esporre alcuni teschi, tutti identificati con un cartellino. Questa peculiarità colpì molti viaggiatori stranieri e tra i più celebri vi fu Lord Byron che riporta come il Custode gliene mostrasse uno, esclamando: "Questo fu frate Desiderio Berò che morì di quarant'anni, uno dei miei più cari amici. Io ne domandai la testa ai suoi confratelli ed essi me la diedero. ...Eccola coi suoi denti ottimamente conservati. Egli fu il più arguto compagnone ch’io mai conoscessi." Successivamente questi spazi furono riutilizzati per collocare tombe e monumenti.

8 - Anna Bonazinga e Pietro D’Amico - Chiostro VIII, Chiostro Annesso al Maggiore. Marito e moglie furono celebri cultori del Mesmerismo, prova ne sono le numerosissime inserzioni pubblicitarie su periodici e giornali nazionali dell’epoca. Per ogni consulto la “Sonnambula” avrebbe confortato con schiarimenti e consigli necessari, e rimanendo il tutto nella massima segretezza, sicchè ogni persona potrà lealmente darsene e sperare di ottenere un felice risultato. Anna d’Amico (1830-1906) è l’unica bolognese presente in Certosa con due monumenti.

9 - Francesco Albergati - Chiostro Annesso al Maggiore. Nel 1845 Bernardo Gasparini pubblica Due notti alla Certosa di Bologna. Nei versi l’autore descrive alcuni incontri notturni con i fantasmi di celebri concittadini. Tra questi vi è il marchese Francesco Albergati, che gli esprime l’impaziente desiderio di raccontare la chiacchierata vicenda del ‘suicidio’ della moglie, sperando con una tragica narrazione di affermare la propria estraneità.

10 - Tomba Colbran | Rossini - Chiostro Maggiore. Jules Janin, celebre critico d’arte francese del XIX secolo, visitò Bologna nel 1838. Qui incontrò il compositore Gioacchino Rossini cui rivolse queste parole: "Questa mattina ho incontrato il tuo più fanatico ammiratore: un tipo spassoso, il custode della Certosa, il quale, anzi, attende che il mesto luogo assuma altro aspetto e gloria con la tua definitiva cittadinanza nella felsinea dimora dei defunti. Rispose ridendo Rossini: Ah! Tocco ferro e vengo a te. Diamine! Ci si può mettere d'accordo anche con quel galantuomo mio ammiratore: abbia solo pazienza ad attendere, non abbia premura. Ammiccando concluse con: io però sarei proclive a temporeggiare..."