La ditta di marmisti Davide Venturi & Figlio

La ditta di marmisti Davide Venturi & Figlio

1840 | 2000

Scheda

Nel volume dedicato a Carrara e il mercato della scultura, Sandra Berresford e un nutrito numero di firme ricostruiscono attentamente, per la prima volta, il complesso mondo della lavorazione del marmo a Carrara, ricomponendo storie e opere, e riportando la scultura italiana ottocentesca tout-court al primato internazionale che le spetta. Nell'introduzione si ricorda come per i laboratori del marmo di Carrara (ma il discorso si può ampliare a tutta Italia), oggetti e gessi del periodo in esame, e anche di preziosa documentazione (registri d'ordini, cataloghi, ecc.), solo una minima parte sia giunta sino a noi.

Si deve alla generosa donazione degli eredi Zaccaria Tura, famiglia che ha rilevato la ditta Davide Venturi & Figlio di Bologna (ancora collocata nel sito originario di Via della Certosa), l'ingresso nelle collezioni del Museo civico del Risorgimento di un vasto fondo fotografico, composto da negativi, stampe all'albumina e cartoline ad uso di catalogo, che documentano tutta l'attività produttiva dell'azienda: in maniera lacunosa tra gli anni '40 e '60 dell'Ottocento, e man mano sempre più esaustiva e completa, per chiudersi entro il primo decennio del Novecento. Davide Venturi, fondatore dell'omonima azienda nel 1840 a San Giovanni in Persiceto, nel corso dei decenni riesce a trasformarsi da uno dei tanti marmorini-artisti attivi per la Certosa, in una ditta vera e propria che, ad alcune opere autonome, preferisce sempre più il supporto ad altri scultori, ampliando man mano la sua attività all'esecuzione di arredi per luoghi di culto e residenze private, ed entrando di prepotenza nell'edilizia. Nel 1860 la ditta si trasferisce a Bologna, al termine del portico di collegamento tra l'Arco del Meloncello e la Certosa, dove ha sede tutt'ora, pur sotto altra denominazione a causa dei vari passaggi di proprietà. Nel momento di massima espansione era presente anche con un'ampia area di scarico e lavorazione in viale Pietramellara nel punto in cui svolta verso la Stazione, in corrispondenza dello scalo ferroviario. Le fotografie più antiche del fondo vedono il fondatore Davide Venturi affiancarsi allo scultore Massimiliano Putti in diverse realizzazioni, che raggiungono il culmine negli ornati del monumento Pallavicini, datato 1868. Seguendo il disegno del celebre artista bolognese, Venturi mostra di padroneggiare egregiamente la materia, raggiungendo esiti di morbida raffinatezza nei grandi festoni floreali: la persona ideale a cui cedere con sicurezza lavori impegnativi e che necessitano doti di alta perizia artigianale.

L'affermazione nazionale avviene in occasione dell'Esposizione Emiliana del 1888 di Bologna, evento che sancisce il prepotente rientro della città nell'economia nazionale. Mentre presso l'ex convento di S. Michele in Bosco si tiene l'esposizione artistica, all'interno dei Giardini Margherita trovano posto diversi padiglioni dedicati alla musica, all'agricoltura e all'industria. Qui si poteva ammirare un altro gran vaso pure, ma in terra cotta, esposto dal marmista Venturi e collocato nella sezione di Edilizia, di forma originale e decorato di alcuni gruppetti graziosissimi di figurine egregiamente modellate dal lavorante Frenguelli, vaso al quale Giulio Monteverde, acquistandolo, ha conferito un vero diploma d'onore. In altro numero del giornale periodico dedicato alla manifestazione si scrive come sul lato sinistro del palazzo dell'Industria, poco lungi dal “Ristorante Emiliano” è stata costruita una Tettoia rettangolare dalla Ditta Venturi e Figli per la segatura a vapore del marmo. Il motore applicato a questa industria è della ditta Bale e Edward e svolge una forza di 10 cavalli. Si vede questa segatrice a vapore in azione sopra un magnifico blocco in marmo che lo sega, e contemporaneamente lo divide in 28 lastre uguali. Si mantiene altresì in azione una macchina per tornire il marmo. L'azienda Venturi raggiunge così le dimensioni di una vera e propria industria artigianale, dotata delle migliori tecnologie disponibili. Le commissioni raggiungono in breve tempo dimensioni tali che il solo laboratorio bolognese, lontano dalle cave di marmo, non basta a sostenere prezzi e mezzi concorrenziali. Apre così la filiale di Pietrasanta in Toscana, ponendo la ditta davanti a nuove sfide coraggiosamente raccolte, tanto che viene poi aperta una ulteriore filiale a Caracas, in Sud America, e un ufficio di rappresentanza a Los Angeles, negli Stati Uniti. Ulteriore sintomo dell'importanza che raggiunge la Davide Venturi & Figlio è la partecipazione a numerose fiere internazionali tra cui: l'Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-92 (con assegnazione della medaglia d'oro), alla Prima Mostra d'Arte Applicata all'Industria di Bologna del 1892 (Diploma d'onore), l'Esposizione Internazionale di Bruxelles del 1897 (medaglia d'argento), l'Esposizione Centro Americana del Guatemala nel 1898 (medaglia d'oro) e l'Esposizione Internazionale di Milano nel 1906 (diploma d'onore).

L'album più grande della raccolta, evidentemente usato per esporre il meglio della propria produzione, non documenta solo alcune tra le più complesse realizzazioni marmoree della Certosa, ma anche un importante catalogo di monumenti pubblici nazionali a supporto di Stefano Galletti per il Cavour di Roma, il Savonarola a Ferrara e il Guercino a Cento; oppure Giulio Monteverde per i due monumenti a Vittorio Emanuele II di Bologna e Ferrara. A queste importanti opere se ne assommano altre documentate negli ulteriori album, più piccoli, i quali esibiscono una capillare diffusione da Ferrara a Napoli. L'ausilio artigianale nell'esecuzione di opere sul territorio italiano viene successivamente integrata da importanti commissioni estere per Caracas, Granada, l'Inghilterra e il Sud Africa. Si consegnano monumenti commemorativi, decorazioni, pulpiti e cappelle. L'attività edilizia, affiancata a quella più propriamente scultorea, li vede impegnati, tra gli altri, nel palazzo di Giustizia di Modena, la Cassa di Risparmio di Bologna (arch. Giuseppe Mengoni), ville urbane e suburbane, l'intero camposanto di Pesaro, il sepolcro di Pio IX. Altre foto attestano il contributo dato per l'esecuzione di grandi modelli plastici, i quali servivano sia a partecipare a concorsi sia quale proposta progettuale da mostrare alla committenza. Come tutte le aziende legate al marmo, vasta parte del catalogo è rappresentato da camini ed elementi ornamentali, ma soprattutto da sculture funerarie di ogni misura e tipologia, molte di derivazione da modelli consolidati, altri invece ideati dagli scultori bolognesi o comunque ivi naturalizzati (S. Galletti. M. Putti, C. Monari, E. Barbèri, A. Orsoni, T. Golfarelli, M. Sarto, D. Sarti, ecc.), consentendo ai modelli più fortunati dei nostri artisti una diffusione in Italia, in Europa, nel Sud America, e possiamo immaginare, negli Stati Uniti. Ecco dunque che tante delle repliche anonime capillarmente presenti in tutto il territorio emiliano-romagnolo e oltre, possono ora trovare una precisa autografia e il primo modello originario, bolognese, da cui derivano.

Così viene descritta nella 'Guida illustrata di Bologna - Storica artistica industriale', edita nel 1892 dalla Tipografia Successori Monti: "Di fronte alla stazione della piccola Velocità e precisamente di fianco alla nuova barriera degli ex orti Garagnani trovasi il grandioso Stabilimento in marmi della Ditta Davide Venturi e Figlio fondato nell'anno 1840. La segheria di quattro telai, tre tornii ed una macchina a vapore, occupano l'ala principale dello Stabilimento, fornito di tutto il necessario per competere colle migliori case italiane e straniere. Una grù colossale scorrevole su guida aerea traversa in tutti i sensi il cortile maggiore e qui si eseguirono i grandiosi lavori del palazzo della Cassa di Risparmio ed i capitelli, dei portici di piazza del Duomo e dell'arco di ingresso alla Galleria Vittorio Emanuele di Milano. Un campionario estesissimo delle più conosciute rarità di marmi sì esteri che nazionali trovasi nella sala di mostra permanente, annessa allo Stabilimento, dove sono esposte le fotografie dei più importanti lavori eseguiti ed i diplomi delle maggiori onorificenze ricevute nelle esposizioni. Questa importantissima ditta ha eseguito nel Cimitero comunale di Bologna innumerevoli lavori in marmo di architettura e di decorazione, urne, cippi, basamenti, che fanno parte dei principali monumenti modellati dai più valenti scultori".

Roberto Martorelli

dicembre 2009, aggiornamento novembre 2016. Bibliografia: L’Esposizione illustrata della provincie dell’Emilia in Bologna 1888, Bologna, Monti, 1888; L. Scardino, A. P. Torresi, Post Mortem, Disegni, decorazioni e sculture per la Certosa ottocentesca di Ferrara, Ferrara, Liberty House, 1998; S. Berresford (a cura di), Carrara e il mercato della scultura, Milano, Federico Motta, 2007;  C. Degiovanni, R. Martorelli (a cura di), Venturi, Tura, Sacilotto : 170 anni di lavorazione del marmo tra Bologna, Pietrasanta e Caracas, Bologna, Tipografia Moderna, 2011

 

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