Il rifornimento idrico di Bologna

Il rifornimento idrico di Bologna

1861 | 1915

Scheda

Dall’Unità fino agli anni Ottanta del XIX secolo Bologna era priva di un acquedotto e di un efficiente sistema fognario e l’approvvigionamento idrico della città rimase per lungo tempo un grosso problema, tanto da rendere le condizioni igieniche estremamente precarie. Il rifornimento era garantito dai canali alimentati soprattutto dal Reno, che veniva utilizzato anche come collettore fognario. Le stesse acque servivano per usi igienicamente incompatibili: dal lavaggio di indumenti all’“igiene” personale, dall’alimentazione all’innaffiamento delle strade. Con l’acqua dei canali, prelevata da carri-botte comunali, si lavava anche la città, piena di pattume gettato dalle case che rimaneva ammassato a lungo per le vie, insieme al letame e ai rifiuti di vario genere lasciati dietro di sé dagli animali da tiro.

Mentre i canali venivano utilizzati per tutti quegli usi che richiedevano un consumo elevato, l’acqua dei pozzi, diffusi su tutto il territorio comunale - l’inchiesta sanitaria del 1885 ne stimava 14500 - veniva riservata al solo consumo potabile. In realtà, la falda freatica, che portava l’acqua nei cortili delle abitazioni per uso alimentare, rischiava contaminazioni con il reticolo fognario – affidato ad alcune canalette naturali che attraversavano il cuore della città, rimaste a cielo aperto fino al 1865, e a numerosi pozzi neri che inquinavano il terreno e comportavano l’annoso problema dell’espurgo periodico -, tanto che dalle analisi effettuate non risultava potabile. Tutto ciò, oltre a rendere la città malsana e maleodorante, metteva gravemente a rischio la salute pubblica. La nuova classe politica, nell’esercizio del suo governo, andò sviluppando crescente sensibilità a queste problematiche, soprattutto per le epidemie di colera che periodicamente minacciavano la città (ancora vivo era il ricordo di quella del 1855 che a Bologna ebbe vasta diffusione e i tassi di mortalità fra i più alti nel paese). A partire dalla normativa sanitaria del 1865, che disciplinava la formazione e i compiti della commissione municipale di sanità, si rafforzarono i collegamenti fra le fasce superiori della professione medica e l’amministrazione comunale. Nel periodo della cosiddetta “Giunta azzurra” (1868-1872) in Consiglio aumentò sensibilmente la presenza numerica di medici che avevano coscienza del carattere “strutturale” dei problemi sanitari cittadini e che diedero un contributo autorevole e decisivo per affrontare l’emergenza “igiene”, tanto da approvare finalmente i progetti per la realizzazione dell’acquedotto e per la costruzione di alcuni condotti di fognatura, contribuendo a delineare i tratti di una moderna organizzazione della città.

Anche dopo l’attivazione dell’acquedotto, i canali continuarono a svolgere una funzione importante nella vita urbana, alimentando lavatoi, bagni pubblici, canaletti di scolo. Nell’approvvigionamento dell’acqua potabile, invece, soprattutto per le classi popolari, i pozzi furono gradualmente sostituiti dalle fontanelle pubbliche che, servite dall’acquedotto e non dalla falda freatica inquinata, contribuirono sostanzialmente al miglioramento igienico delle condizioni di vita urbana.

Testo tratto da Cent'anni fa Bologna: angoli e ricordi della città nella raccolta fotografica Belluzzi, Bologna, Costa, 2000.

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Acque nascoste a Bologna
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