Il Popolano di Piazza dell'VIII agosto 1848

Il Popolano di Piazza dell'VIII agosto 1848

1903

Scheda

Il 1903 fu per lo scultore Pasquale Rizzoli un anno decisivo: l’inaugurazione pubblica di quella che può considerarsi la sua opera più celebre, il Monumento ai Caduti dell’8 agosto 1848, non fu esente da veri e propri colpi di scena.

La Commemorazione di Ugo Bassi nel 1888 aveva risvegliato il desiderio dei bolognesi di celebrare con un monumento la loro lotta per l’Indipendenza. Nell’aprile del 1895, si costituì un comitato provvisorio per tributare un ricordo marmoreo ai caduti dell’8 agosto 1848. Fu indetto il concorso per il progetto del monumento e fu scelto il luogo, individuato nel cosiddetto Ferro di cavallo della Montagnola. Nel 1898 fu esposto un primo modello, colossale, eseguito da Carlo Monari e attualmente in Certosa: il progetto comprendeva un obelisco alla cui base si addossava un leone ruggente per le ferite, ancora minaccioso. Il bozzetto venne però bocciato, con la motivazione che esso “male rappresentava con un leone ferito la gloriosa vittoria dei bolognesi”.

Nel 1901, la Commissione Esecutiva bandì un nuovo concorso a seguito del quale Rizzoli ricevette l’incarico. La nuova inaugurazione fu fissata per l’8 agosto 1903. Sei anni per decidere dove e come erigere un monumento potrebbero apparire davvero molti. Tuttavia non bisogna dimenticare che il ricordo dei moti del ’48 a quel tempo era ancora estremamente vivo e che con questo monumento i bolognesi volevano celebrare non solo il loro recente coraggio, ma un’antica indole ed il costante desiderio di indipendenza.

Fatti i necessari preparativi di modelli e armature nella grande cavalleria Fava nella chiesa di S. Petronio Vecchio, lo scultore si mette all’opera. È l’aprile del 1902. Finita la modellatura della creta in dicembre,occorsero tre mesi per la formatura e circa quattro per la fusione del bronzo nello stabilimento Vignoli di Firenze. Mentre il Municipio curava la fondazione, la ditta Davide Venturi & figlio eseguiva i lavori per il basamento. Dai risultati delle ricerche svolte in Archivio si intuisce in Rizzoli una profonda attenzione nei confronti dell’aspetto tecnico e materico dell’opera. Secondo le indicazioni tecniche del contratto tra il Comune e il Rizzoli, il monumento doveva essere composto da un basamento di pietra d’Istria con un gruppo superiore in bronzo statuario – nel rapporto di 90 parti di rame e 10 di stagno – dell’altezza complessiva dalla linea di terra alla sommità della testa del popolano di 9,30 metri, con avvertenza che la scultura non dovesse misurare meno di 3,36 metri.

Dopo la realizzazione di questo monumento lo scultore bolognese darà ripetutamente prova di grande versatilità nell’uso di tecniche e materiali e dimostrerà di saper progettare anche opere di grandi dimensioni. Ma a quell’epoca era un artista ancora giovane e con poca esperienza nella scultura bronzea. Realizzare un monumento tanto imponente non era cosa da poco. Soprattutto considerando il contenuto budget messo a disposizione. Già nell’ottobre del 1901 l’ing. Ceri – che aveva candidato per il monumento un proprio progetto – aveva scritto: “Lire trentamila e non un soldo di più per erigere un monumento sulla vastissima piazza della Montagnola sono poche, ma poche davvero! L’arborata, grandiosa scena pittoresca del giardino richiede dinnanzi ad essa un monumento altiero. […] Crediamo che sarebbe deplorevole il collocamento di un qualsiasi gingillo da presepio sulla Montagnola”.

Queste considerazioni dovevano sortire l’effetto di un monito per chiunque avesse vinto il Concorso. Pasquale Rizzoli decise di aumentare le misure previste e concordate nel contratto realizzando un modello la cui altezza complessiva arriva a 12,65 metri. L’impegno profuso in questo lavoro divenne enorme. È facile, a questo punto, immaginare la profonda delusione che egli provò quando apprese la notizia del rinvio dell’inaugurazione. Due giorni prima, infatti, a mezzo del giornale l’Avvenire d’Italia, le associazioni clericali bolognesi espressero l’intenzione di partecipare alla cerimonia. Per tutta risposta l’Unione socialista bolognese, mossa da forti sentimenti patriottici, si fece promotrice di una manifestazione popolare, autonoma ma contemporanea a quella alla quale intendevano prendere parte i clericali. La provocazione era evidente e fu deciso di rimandare l’inaugurazione al 20 settembre, data dell’Unità d’Italia e giorno in cui tutti i partecipanti avrebbero dovuto prestare giuramento di fedeltà alla patria e a Roma capitale.

Il Rizzoli, per aver dedicato a quest’opera molto più che la sua sola capacità artistica e la sua energia, ricevette il titolo di cavaliere della Corona d’Italia e la nomina ad accademico onorario dell’Istituto bolognese, ma soprattutto il sospirato riconoscimento da parte della cittadinanza e delle autorità presenti.

Giuliana Lo faro
ottobre 2011

Testo tratto da: B. Buscaroli, R. Martorelli (a cura di) Luce sulle tenebre - Tesori preziosi e nascosti dalla Certosa di Bologna. Catalogo della mostra, Bologna, Bononia University Press, 2010

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Il 1848 bolognese
Il 1848 bolognese

Intervista ad Mirtide Gavelli e Angelo Varni. A cura del Comitato di Bologna dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano. Con il contributo di Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. www.vedio.bo.it

Pasquale Rizzoli - Monumento Trentini
Pasquale Rizzoli - Monumento Trentini

Pasquale Rizzoli, Monumento Trentini, 1924. Certosa di Bologna, Campo Carducci. Dal canale You Tube "Storia e Memoria di Bologna".