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Gregorio Gregorini

12 marzo 1827 - 8 dicembre 1904

Scheda

Nato a Forlì il 12 marzo 1827, da Leopoldo e Maddalena Maioli, Gregorio Gregorini studiò nel collegio di Urbino e poi a Bologna, dove la zia Adelaide abitava con il marito Richard Bingham conte di Lucan, e dove si laureò ingegnere nel 1847. Nel 1848 si arruolò nel battaglione universitario e combatté agli ordini del generale napoletano Ferrari a Montebelluno. Nel 1853 aiutò la fuga di Aurelio Saffi e Francesco Pigozzi, delegati della Giovane Italia inviati a Bologna per concertare un movimento insurrezionale contro il Governo Papale e le armi austriache: prima li nascose in casa della zia in via Barberia, poi li condusse in una villa della zia a Monte Albano, e di qui fece loro varcare la frontiera. Scoperta la trama, fu assieme ad altri patrioti condannato a morte. A seguito di pressioni esercitate dalla zia Adelaide presso la corte viennese attraverso il console inglese, la pena fu commutata in cinque anni di carcere, i primi quattro scontati nella fortezza di Civita Castellana, il quinto nella rocca di Forlì.

Gregorio, liberato il 31 dicembre 1857, fu sottoposto all'obbligo di non allontanarsi da Forlì, da cui, come racconta lui stesso in una lettera conservata al Museo del Risorgimento a Bologna, scappava spesso nottetempo per recarsi a Bologna presso la cugina, e futura moglie, Adele. Scoppiata la guerra nel 1859, fuggì raggiungendo il Piemonte dove si arruolò volontario nei lancieri di Novara. Terminata questa prima fase bellica, viaggiò per l'Europa e, mentre era a Londra, lo raggiunse la nomina a sottotenente di artiglieria. Partecipò alla presa di Perugia nel 1860, guadagnandosi una medaglia d’argento, e alla campagna del 1866 con il grado di capitano. Assegnato alla riserva, raggiunse il grado di colonnello. Morì l’8 dicembre 1904.

Il 20 settembre 1907, da un Comitato che aveva eletto presidente il professor Dioscoride Vitali, gli fu dedicata una lapide (Qui visse / qui morì nel 1904 / GREGORIO GREGORINI / agitatore indomito soldato valoroso / che per la patria / sfidò e vide in faccia la morte / esempio di virtù e di fortezza / cui gli amici e gli estimatori / murarono questo ricordo / il 20 settembre 1907), posta sul muro della casa di via Barberia, dove abitava con la moglie Adele, figlia di Riccardo Bingham conte di Lucan e di Adelaide Gregorini, sposata nel 1874, e con il figlio Ugo. Aveva avuto un secondo figlio, Aldo, prima del matrimonio, da una donna rimasta sconosciuta, morto a sette anni di meningite tubercolare nel 1880 (Foglio sepolcrale n. 941-5565).

Silvia Benati