Galileo Galilei

Galileo Galilei

1863

Scheda

Galileo Galilei è ritratto nel suo studio, contornato da oggetti che connotano la sua ricerca scientifica: la clessidra appesa alla parete, il mappamondo, i libri, la squadra ed il meccanismo per lo studio del moto del pendolo. Il quadro di Giulio Cesare Ferrari fu presentato all'Esposizione triennale di Belle Arti di Bologna nel 1863, insieme al Pier Capponi di Alessandro Guardassoni. Le opere suscitarono molto interesse. In un articolo su «L'Eco» il Galileo, seppur ritenuto «degno di lode» fu così criticato: «Galileo è di statura e di forme grandi e risentite. L'espressione della testa è alquanto ignobile, ma sembra bene abbastanza espresso l'atto della meditazione: buono è il disegno di tutta la figura, molto in rilievo: bene intese ed esatte le pieghe della veste e della cortina, ma in tutto l'assieme, il colorito ci sembra un poco freddo» («L'Eco», 6 giugno, 1863). Questo colorire «freddo», di influenza puccinelliana, è reso tramite una luce diffusa e chiara che omogeneizza la gamma cromatica su diversi toni di grigio e marrone, contrastati dalla massa di stoffa arabescata, rossa, drappeggiata sullo sgabello. La cassapanca e la sedia sono posti obliquamente e sbarrano la profondità del quadro, mentre gli oggetti più piccoli sono resi con precisione analitica.

Claudia Collina

Olio su tela, cm 280 x 160. Storia: lasciato in eredità, nel 1922, da Carlo Alberto Pizzardi al Municipio di Bologna, che lo ritira nel 1924. Viene collocato nella Sala d'Ercole di Palazzo d'Accursio e depositato al Museo Civico del Risorgimento nel 1959. Entra alla Galleria d'Arte Moderna nel 1991. Bibliografia: Claudia Collina, Claudio Poppi; Collezionisti a Bologna nell’Ottocento. Vincenzo Valorani e Luigi Pizzardi, cat. della mostra, Bologna 1994.

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Bologna post unitaria
Bologna post unitaria

Quadro socio politico della Bologna post unitaria nel periodo 1859-1900. Intervista ad Alberto Preti. A cura del Comitato di Bologna dell'istituto per la storia del Risorgimento italiano. Con il contributo di Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. www.vedio.bo.it

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