Forno del pane | MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna

Forno del pane | MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna

Scheda

Nel 1914, quando fu eletto, il sindaco Francesco Zanardi si trovò a fronteggiare una situazione difficile sul piano economico. La maggior parte della popolazione del centro della città viveva alle soglie della povertà. Per assolvere al crescente bisogno e rendere un servizio alle fasce più deboli, furono creati gli spacci comunali, formalizzati in seguito nell'Ente Autonomi dei Consumi, dove la merce veniva venduta a prezzi agevolati.

L'Ufficio Tecnico comunale rese operativo il progetto del panificio comunale sotto la guida dell'ingegnere Rienzo Bedetti. L' edificio di pianta rettangolare, di sessanta metri per ventisei, fu costruito nello spazio antistante l'attuale in via Don Giovanni Minzoni e con l'entrata posta in via Marghera (ora via Fratelli Rosselli). La costruzione, interamente a mattoni con grandi vetrate, presentava esternamente decori cementizi disegnati dal professore Roberto Cacciari. Internamente, al centro dello stabile, furono disposti dieci forni a vapore di dodici metri quadri ciascuno. Dalla data di inaugurazione, 1 febbraio 1917, il forno fu attivo diciassette ore al giorno con squadre di lavoro di un centinaio di lavoratori, divisi su due turni.

Nel 1927 fu ampliata la struttura del Forno del Pane, tramutata ora in l'Ente Autonomo dei Consumi, e modificata la destinazione d'uso: da semplice forno diventò centro di produzione e di conservazione di diverse categorie alimentari. Il progetto, curato dall'ingegner Carlo Tornelli, aumentò la superficie dell'edificio sia verso ovest che verso est. La facciata di via Don Minzoni, che arrivò a misurare 105 metri, fu sormontata nella parte superiore da un frontone centrale e protetta nella parte inferiore dall'ampio porticato.

Internamente il fabbricato venne così modificato: nel piano sotterraneo furono disposte le celle frigorifere e i depositi del vino; al piano terra i forni del pane vennero affiancati da celle frigorifere per la conservazione delle carni (lavorate in alcuni locali sempre al pian terreno); al primo piano furono allestiti il pastificio e i locali per la lavorazione dei derivati del latte; l'ultimo piano fu destinato interamente agli uffici dell'Ente. Il nuovo complesso, inaugurato il 28 ottobre 1930, fu attivo fino al 1936, anno del fallimento dell'Ente. La produzione del pane venne quindi affidata alla Cooperativa bolognese di consumo.

Durante la seconda guerra mondiale l'edificio fu svuotato e parzialmente danneggiato all'angolo tra via Marghera e via Del Porto. Nel periodo post bellico venne rifondato l'Ente Autonomo dei Consumi che, sotto la diretta guida di Zanardi, riprese ad occupare la sede dal 1946 al 1958 (anche se non venne ripristinata la parte produttiva del pane). Negli anni successivi l'edificio venne utilizzato dal Comune di Bologna per vari usi: divenne sede di scuole medie, ospitò l'officina dell'Istituto Professionale Fioravanti (tuttora sulla via Don Minzoni di fornte allo stabile) e si offrì come dimora di alcuni uffici comunali. Successivamente, non più utilizzato dall'amministrazione comunale, venne dato in affitto a diverse attività private.

La trasformazione e la conversione del vecchio panificio nella nuova sede del MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna prende avvio nella seconda metà degli anni Novanta del secolo scorso. Il progetto di recupero si attua attraverso il rispetto e la valorizzazione delle caratteristiche architettoniche preesistenti. Il restauro è progettato da Aldo Rossi e realizzato dal Comune di Bologna tramite la società Finanziaria Bologna Metropolitana, con la collaborazione dello Studio Arassociati di Milano.

A restauro ultimato l'Ex forno del Pane vede una distribuzione su tre piani. Nell'ampio ingresso al pian terreno si affacciano il Foyer e la Sala delle Ciminiere, completa degli originari camini del vecchio panificio, ora adibita a spazio per le esposizioni temporanee. La Biblioteca-emeroteca d’arte contemporanea è raggiungibile al piano amezzato. L'intero primo piano è riservato alle sale espositive della Collezione Permanente del MAMbo e di Museo Morandi.

Il MAMbo è collegato esternamente al complesso della Manifattura delle Arti attraverso il giardino del Cavaticcio (Parco 11 settembre 2001)

In collaborazione con MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna

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