Fancelli Pietro

Fancelli Pietro

1764 - 1850

Note sintetiche

Scheda

Tra le poche notizie biografiche riportate nella Memoria di lavori di pittura stesa dall’artista felsineo è quella del suo rientro a Bologna nel 1784, all’età di vent’anni, dopo una lunga permanenza a Venezia accanto al padre Petronio quadraturista e ornatista che si era formato a Bologna presso Stefano Orlandi e quindi con Mauro Antonio Tesi nell’ambito dell’Accademia Clementina. Dopo i primi rudimenti ricevuti dal padre, che a Venezia si era stabilito di ritorno da Vienna al seguito del marchese Colloredo, Pietro Fancelli frequentò la bottega del ritrattista bresciano Ludovico Gallina. Rapida fu l’affermazione a Bologna dove nello stesso 1784 si aggiudicò il premio accademico Marsili Aldrovandi con il disegno Giasone e Medea e nell’anno successivo, così come nel 1787, vinse il premio Fiori; ma il riconoscimento delle sue effettive qualità avvenne nel 1791 quando gli fu aggiudicato il premio Curlandese per il dipinto della Morte di Virginia ora nelle Collezioni Comunali d’Arte. Nel medesimo anno infatti fu aggregato all’Accademia Clementina.

Parte dall’anno 1785 l’elenco delle opere che l’artista stilò nel 1837, o subito dopo sulla base di ricordi e di registrazioni contabili, secondo un ordine cronologico non sempre rispettato. Vi sono annotati 245 lavori, dagli affreschi alle pitture ad olio, dalle tempere decorative in collaborazione con paesisti (Vincenzo Martinelli, Rodolfo Fantuzzi) alle decorazioni murali al fianco di quadraturisti e ornatisti (il padre Petronio Fancelli, Gaetano Caponeri, Luigi Gibelli, Giuseppe Terzi) fino ai sipari di teatri e alle copie tratte da dipinti antichi. Numerose sono le pale d’altare (Bologna, chiesa di san Giacomo Maggiore; chiesa di Santa Maria Maggiore; chiesa di Santa Maria Maddalena; inoltre nelle chiese di Minerbio, Castel Guelfo, San Giovanni in Persiceto), alcune delle quali destinate a edifici di culto in Romagna (Faenza, chiesa di San Francesco); ma la sua attività si dispiegò soprattutto nel campo decorativo per la committenza nobiliare e borghese, specie negli anni della dominazione napoleonica (“1805. Per ordine Pubblico dipinsi in chiaroscuro a bon fresco sopra la Porta di S. Felice, Napoleone che riceve le chiavi presentatele da Felsina”). Folta fu inoltre la produzione di ritratti.

La partecipazione alla vita dell’Accademia Clementina e in seguito dell’Accademia di Belle Arti, benché non priva di amarezze, lo avviò alla pratica del restauro di opere antiche, tanto di dipinti quanto di affreschi.

Formatosi nella fase declinante dell’ancien régime, fu sensibile alla temperie gandolfiana; ma presto procedette alla revisione di quei modelli aderendo, se pure cautamente, agli ideali della moderna compostezza neoclassica. L’evoluzione dalla pala del monastero della Visitazione, nel 1786, con i Santi Francesco di Sales, Antonio da Padova e Carlo Borromeo, intessuta di grazie settecentesche della migliore accademia di Gaetano Gandolfi, alla pala della chiesa di Santa Maria Maddalena, registrata nel 1821, con San Francesco di Sales che prega la Vergine di liberare dalle febbri un infermo (dove l’infermo disteso nel letto cede verso il riguardante come Marat assassinato nel quadro di David, versione cattolica dell’iconografia rivoluzionaria) documenta l’anima ambivalente dell’artista, oscillante tra richiami alla tradizione e sollecitazioni che provenivano dall’esterno. L’esaltazione eroica dei santi Vincenzo Ferreri e Filippo Benizzi tra grandi ceri e l’incombente sepolcro alle spalle nella pala di S. Giovanni in Persiceto intercetta fermenti di modernità non comuni nell’ambiente bolognese, così come nei monumenti sepolcrali della Certosa le sue figure solenni, ispirate a una classica sobrietà, dialogano con la scultura canoviana del tempo. Concluse la vita a Pesaro dove si ritirò, vecchio e quasi cieco, attorno al 1845.

Angelo Mazza

Testo tratto dal volume “Felsina sempre pittrice” a cura di Angelo Mazza, Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna - Genus Bononiae. Musei nella Città, Bononia University Press, 2016. Trascrizione a cura di Lorena Barchetti.

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Vincenzo Martinelli
Vincenzo Martinelli

Il Monumento a Vincenzo Martinelli di Pietro Fancelli e Luigi Busatti. Certosa di Bologna, Chiostro Terzo. Dal canale You Tube "Storia e Memoria di Bologna". 

Bologna nei primi anni di governo Napoleonico
Bologna nei primi anni di governo Napoleonico

1796 | 1802 - Bologna nei primi anni di governo Napoleonico. Intervista ad Otello Sangiorgi e Angelo Varni. A cura del Comitato di Bologna dell'istituto per la storia del Risorgimento italiano. Con il contributo di Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. www.vedio.bo.it

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Bologna nella Restaurazione
Bologna nella Restaurazione

Bologna nella Restaurazione, 1814 | 1873. Intervista ad Otello Sangiorgi. A cura del Comitato di Bologna dell'istituto per la storia del Risorgimento italiano. Con il contributo di Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. www.vedio.bo.it

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Documenti
Fancelli Pietro
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A. Mampieri, Pietro Fancelli (1764-1850), biografia, 2008.

Cimitero Comunale di Bologna
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Cimitero Comunale di Bologna. Estratto dalla rivista “Il mondo illustrato – Giornale universale”, Torino, nn. 34, 35, 36, 38, 42, 1847. Testi di Savino Savini, trascrizione a cura di Lorena Barchetti.