Trasformazioni ed ampliamenti della Certosa

Trasformazioni ed ampliamenti della Certosa

1815-1859

DOCUMENTI
Traslocamento al locale della soppressa Certosa
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Dispacci dell'Amministrazione Dipartimentale del Reno ai Religiosi Minori Osservanti inesivamente allo stabilito loro traslocamento al locale della soppressa Certosa, 1801. Trascrizione del testo, pdf 0.1 mb

Cimitero Comunale di Bologna
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Cimitero Comunale di Bologna. Estratto dalla rivista “Il mondo illustrato – Giornale universale”, Torino, nn. 34, 35, 36, 38, 42, 1847. Testi di Savino Savini, trascrizione a cura di Lorena Barchetti.

Piccol Reno (Il)
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Il Piccol Reno - Foglio settimanale. 1845-1846. Tipografia San Tommaso D'Aquino, Bologna. Repertorio dei testi sulla topografia della Certosa di Bologna. Trascrizioni a cura di Lorena Barchetti.

Terminata nel 1815 l'avventura repubblicana ed imperiale filo-francese, Bologna ritorna allo Stato Pontificio: comincia così un periodo socialmente e politicamente complesso, tra oppressione e cospirazioni, che porterà ai moti del 1848. Nei primi due decenni di vita del cimitero vengono riutilizzate e trasformate le strutture originarie del convento, prima sotto la supervisione di Ercole Gasparini e poi di Angelo Venturoli. Nascono così il Nuovo ingresso monumentale e la Sala della Pietà.

Esauriti gli spazi disponibili per i monumenti, e confermata anche in epoca di Restaurazione la decisione di mantenere le sepolture all'esterno della città, prendono avvio numerosi cantieri architettonici che, nel panorama europeo dedicato ai camposanti, rivestono peculiarità del tutto uniche.

Mentre nel nostro continente si dividevano le strutture funebri tra cimiteri giardino di ispirazione anglosassone, o campi recintati da logge di stampo cattolico, Bologna compie un progetto urbanistico-architettonico nel senso più ampio del termine. Non si eseguono solo ampi campi recintati da mura o da portici, ma si dispongono logge, sale, vestiboli, giardinetti, a cui rispetto ai 'riparti' numerati degli altri camposanti si dà il nome di Sala delle Catacombe, Loggia del Colombario, Sala Ellittica, Cella Prima, Sala Gemina, Galleria degli Angeli.

Ancora una volta, il cimitero bolognese anticipa i tempi, poiché gli altri grandi cimiteri italiani sono inaugurati decenni più tardi (basti ricordare Staglieno a Genova, del 1851, e il monumentale di Milano, aperto nel 1867). Unico esempio coevo di rilievo è il Vantiniano di Brescia, un caposaldo dell'architettura europea, già razionalmente progettato e laicamente ideato prima della sua apertura.

Diversamente in Certosa si decide di proseguire per addizioni, non perché non si voglia razionalmente pensare ai futuri ampliamenti, ma per un bisogno di ricreare una città dei morti quale riflesso di quella dei vivi, e quindi in perenne trasformazione, e sensibile ai mutamenti sociali. Se il Chiostro III rappresenta l'esaltazione dell'aristocrazia intellettuale di inizio Ottocento, il successivo Chiostro VII avrà invece gli spazi ideali per la nascente borghesia, non necessariamente bisognosa di enormi archi per ricordare le proprie virtù dedicate al lavoro.

Ercole Gasparini, primo architetto coinvolto nella Certosa, applica alla lettera questa simbiosi tra vita e morte, ideando il lungo portico che collega la Certosa all'Arco del Meloncello e, attraverso il portico di San Luca, alla città. Nulla di nuovo a Bologna: Gasparini progetta sul solco della tradizione che aveva consentito la costruzione dei due lunghi portici degli Alemanni e quello, citato, di San Luca. Aperto il cantiere del portico sotto la sua direzione nel 1811, verrà completato nel 1834 con alcune modifiche di Luigi Marchesini (1796 - 1882). Quest'ultimo sostituisce Venturoli nella direzione architettonica, e a lui si devono alcune tra le progettazioni più significative: basta recarsi in visita alla Sala del Colombario, del 1833, per comprendere come il camposanto felsineo abbia peculiarità uniche, e come a Ottocento inoltrato sia ancora fortemente radicata l'idea di un cimitero laico in cui tutti potessero vivere degnamente la propria vita eterna, dialogando coi viventi attraverso epigrafi e sculture.

Roberto Martorelli

La Città di Bologna torna sotto il governo dello Stato Pontificio durante il Pontificato di Pio VII, con circolare del Delegato Apostolico del 25 settembre 1816. Il 1° ottobre si insedia il nuovo Consiglio Comunale. La Segreteria di Stato pone i cimiteri sotto la dipendenza dei Vescovi, ma la gestione sia tecnica che operativa resta di competenza dell’amministrazione comunale. Tra il Comune di Bologna e la Segreteria di Stato, nella persona del Delegato Pontificio, si apre una controversia relativa alla concessione di aree per la sepoltura che la Chiesa vuole gratuite e il Comune di Bologna no.

La convenzione che verrà stipulata nel 1821 vedrà accolta la tesi della Municipalità: a pagamento per le aree monumentali e gratuite per le inumazioni per i miserevoli. Lo stabilimento Cimitero diviene da questo momento luogo esclusivo di sepoltura dei cattolici apostolici romani. Tra le novità introdotte dal 1816 al 1821 vi è la istituzione di camere mortuarie presso le parrocchie e gli ospedali, a cui segue il rito religioso. Il trasporto del defunto avviene con cassa, singolarmente, su un carro chiuso sormontato da croce, preceduto da croce astile e da ceri (due o quattro). Si raggiunge la camera mortuaria di San Rocco, dove alla salma verrà posta la medaglia con il numero della posizione all’interno del cimitero. Il trasporto dei cattolici avverrà dopo le ore venti. Diverso trattamento si riserva ai non cattolici i quali saranno portati direttamente alla camera mortuaria di San Rocco dopo le ore ventidue; lo stesso trattamento sarà riservato ai cadaveri provenienti dagli ospedali. Le inumazioni sono singole con o senza cassa. Su ogni fossa è posta una croce in piombo. Per quanto riguarda le lapidi con monumento è obbligatoria l’iscrizione in latino e ancora nel 1821 l’Assunteria del Cimitero dichiara di non avere ottemperato a tale norma e si impegna a farlo in futuro.

Nel 1821 il Comune aliena il piccolo Cimitero dei nati morti (presso Porta Saragozza), che da questo momento saranno sepolti alla Certosa. Si conferma l’apertura al pubblico dello stabilimento la domenica successiva al 2 novembre con proroga a quella seguente e alla domenica in Albis. Viene confermata la data del 30 settembre in onore di San Girolamo. L’accesso al cimitero è disciplinato dal regolamento e i visitatori dovranno depositare al portinaio bastoni e ombrelli, potranno portare sulle tombe corone di fiori e ricordi che dovranno essere rimossi quindici giorni dopo. Dal 1840, con l’uso sempre più frequente della cassa funeraria per le sepolture, si andrà sostituendo la medaglia identificativa con una lamina di metallo da porre sulla cassa esterna. A maggior tutela della inviolabilità della bara, verranno posti i sigilli in piombo.

William Baietti

Testi tratti da: R. Martorelli (a cura di), La Certosa di Bologna - Un libro aperto sulla storia, catalogo della mostra, Tipografia Moderna, Bologna, 2009.

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