Sala Catacombe - Loggiato delle Tombe - Sala delle Tombe - Sala Gemina

Sala Catacombe - Loggiato delle Tombe - Sala delle Tombe - Sala Gemina

DOCUMENTI

La Sala delle Tombe, è collocata dove sembra vi fosse la sala di ricreazione dei monaci. Il corpo architettonico fu progettato da Angelo Venturoli. Il cantiere venne seguito nel 1816 con la direzione di Luigi Marchesini, già incaricato di progettare altri spazi all’interno del complesso monumentale della Certosa: la Sala Ellittica, la Sala delle Catacombe, il Colombario e il Loggiato delle Tombe; oltre a numerosi disegni per monumenti funebri alcuni dei quali oggi non più esistenti, altri forse mai costruiti ma rintracciabili all’interno dei documenti d’archivio. In particolare il lavoro di Marchesini si concentrò sulla realizzazione di un vestibolo a quattro colonne ioniche che ne enfatizza l’ingresso alla sala assieme all’abside aperto anch’esso a quattro colonne, trabeazione classica e volta ellittica. Sulle pareti sono visibili decorazioni ottenute con grandiosi cippi di uguale disegno. Strutturalmente il corpo della sala si svolge a guisa di quei colombari antichi entro cui si riponevano le ceneri del defunto.
All’interno del vestibolo, posta sopra l’arco d’ingesso, vi è una statua rappresentante Bologna: si tratta di una donna appoggiata al felsineo leone che piange la scomparsa dei propri figli. Nell’Ottocento era diffusa la tendenza a realizzare opere scultoree, spesso raffigurate per mezzo di figure allegoriche, allo scopo di guidare lo spettatore; verso una rivalutazione ultraterrena che ne esalti il ricordo, più del dolore.
Nell’abside è invece custodito il vero punto di forza della sala, un magnifico leone colossale, opera del bolognese Carlo Monari, ivi collocato in memoria dei caduti per l’Indipendenza d’Italia. La figura del leone, ferito e ruggente nell’atto di difendere i resti della propria barricata, celebra così la figura dei caduti. Il monumento commemorativo, commissionato dal Comune di Bologna, dovrebbe essere stato collocato dopo il 1873 poiché non rientra tra le opere catalogate nella guida Chierici pubblicata proprio in quello stesso anno. La sistemazione di tale opera, all’interno di un emiciclo a giorno sorretto da colonne, si apriva un tempo agli occhi dello spettatore sul panorama collinare e sui portici di San Luca. Inoltre vi erano conservate, in questo punto, anche le quattro grandi statue raffiguranti i santi protettori di Bologna, opere dello scultore Gabriele Brunelli “fatte per vedersi in distanza” e provenienti dalla Chiesa del buon Gesù, ora disperse.

La Sala delle Catacombe è collocata su di una porzione di terreno dove originariamente vi erano le celle di quattro monaci dell’antico monastero. La sala, già esistente nel 1827, subì nel corso degli anni diversi interventi ad opera dell’architetto Luigi Marchesini e poi successivamente dell’ingegner Coriolano Monti. L’ampio spazio, chiuso per la caduta del coperto dal 2000 al 2012, è tra gli spazi più seducenti della Certosa, e tra le architetture più raffinate della Bologna ottocentesca. Alle due estremità, sopra un piano elevato, sono situati due vestiboli a pianta quadrata, con quattro colonne per lato, volta a padiglione e vele triangolari sopra le finestre a lunetta. Lungo la sala vi sono nicchie centinate separate da colonne e da lesene doriche; volta ellittica a sesto ribassato su trabeazione dorica con triglifi nel fregio.
Al suo interno la sala conserva la stele verticale dedicata a G. B. Giacomelli (1822) di Alessandro Franceschi, raffigurante una donna appoggiata ad un busto commemorativo derivato dall’iconografia del monumento a Giovanni Volpato del Canova. Sempre all’interno della sala era conservata l’Eva che stacca il frutto proibito di Cincinnato Baruzzi che l’artista realizzò nel corso dei suoi ultimi anni di vita appositamente per sé e per la moglie, la pittrice Carolina Primodi (1878 ca.), ed ivi collocata dal Municipio quale destinatario dell’eredità dello scomparso. Di questo monumento funebre, rimangono oggi solamente i ritratti dei due coniugi realizzati da Carlo Monari. L’Eva venne trafugata nel 1992 e mai ritrovata: possiamo però ammirarla attraverso alcune fotografie d’epoca.

Il Loggiato delle tombe si sviluppa nell’area ove anticamente erano posti il magazzino e la zona di transito alla vigna e collocato parallelamente alla Sala delle Catacombe. Le prime testimonianze di tale ambiente risalgono al 1822, più precisamente nelle piante del Marchesini come anticamera ai Recinti delle tumulazioni. Nel 1833, Luigi Marchesini, che già si era occupato dei lavori di altri locali della Certosa, avviò i lavori di riadattamento dell’ambiente poi completati da Coriolano Monti nel 1860 con l’apertura verso la Sala Gemina. L’impostazione è neoclassica, con trabeazione sorretta da lesene e la copertura a volta con cassettoni nei sottarchi. La loggia ha due varchi verso due ex celle monacali, riutilizzate quali spazi cimiteriali.
Nel suo interno sono collocate la scultura di donna piangente sopra l’urna di Innocenzo Giungi (Cella Prima, 1824), la tomba monumentale della Famiglia Bentivoglio (Cella Seconda) ed infine una serie di statue e rilievi eseguiti da Alessandro Franceschi, tra cui il monumento Badini (1821 ca.), capolavoro che sviluppa in maniera innovativa il tema neoclassico del compianto verso il defunto

Sara Benuzzi

Ottobre 2012

Bibliografia: Descrizione dei monumenti sepolcrali del cimitero comunale di Bologna: serie prima, Tip. di Antonio Chierici, Bologna, 1873; A. Raule, La Certosa di Bologna, Bologna, Nanni, 1961; G. Pesci (a cura di) La Certosa di Bologna. Immortalità della Memoria, Bologna, Editrice Compositori, 1999; C. Rocchetta, C. Zaniboni, La Certosa di Bologna. Guida, Bologna, Editrice Compositori, 2001; R. Martorelli (a cura di), La Certosa di Bologna - Un libro aperto sulla storia, Bologna, Tipografia Moderna, 2009.

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