Rossini Gioacchino

Rossini Gioacchino

29 Febbraio 1792 - 13 Novembre 1868

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Gioacchino Rossini

"Visita alla casa natale di Gioacchino Rossini e al Liceo Musicale". Giornale Luce n. 996 del 25/11/1936.

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Bologna dove suona - Girovagando tra luoghi della musica

Documentario di Riccardo Marchesini per Girovagando e Giostra film.

DOCUMENTI
Spasso con Rossini (A)
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A spasso con Rossini, un percorso urbano dedicato a Gioacchino Rossini (1792 – 1868), che vive  a Bologna dal 1799 al 1851, lasciando molte tracce della propria permanenza.

Bologna Città della Musica
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Bologna vanta una tradizione musicale così ricca da aver meritato la nomina dell’Unesco a Città Creativa della Musica, prestigioso riconoscimento che si fonda sulle eccellenze del passato e sulla ricchezza delle proposte del presente.

Informazioni

Di origini umili, Gioacchino Rossini nasce a Pesaro il 29 febbraio del 1792. Il padre, Giuseppe Rossini (1764-1839) è un suonatore di corno e di tromba di terzo ordine mentre la madre, Anna Guiderdoni (1771-1827), una cantante.

Gli spostamenti in varie località d’Italia, alla continua ricerca di ingaggi che permettesse loro di sopravvivere, spingono più volte la famiglia Rossini a trasferirsi a Bologna e conseguentemente a Gioacchino di compiervi i propri studi. Nel 1801 impara a suonare la spinetta grazie a Giuseppe Prinetti, maestro di cembalo, nel 1788, al Teatro Comunale di Bologna situato in via zamboni, l’odierno quartiere universitario della città. Tra il 1804 e il 1806, oltre ad essere scritturato in diversi teatri della Romagna come maestro di cembalo, studia canto con il famoso tenore bolognese Matteo Bibini e contrappunto con il maestro Angelo Tesei. Sempre in questi anni, Gioacchino stringe amicizia con la famiglia del celebre tenore vicentino Domenico Mombelli che, dopo svariate e fortunate tournees in tutta Europa, decide di trasferirsi definitivamente a Bologna nel 1805. I registri di classe del Liceo Filarmonico di Bologna (oggi l’attuale Conservatorio G.B. Martini situato in piazza Rossini al n.2), sembrano confermare che Gioacchino abbia frequentato regolarmente tale Istituto per due anni consecutivi: il 1807-1808 e il 1808- 1809 pur iscrivendosi nell’aprile del 1806; periodo nel quale Gioacchino abbandona definitivamente la disciplina del canto a causa del cambiamento della propria voce. Se pur sporadicamente, tra il 1806 e 1807 in questo Liceo, studia violoncello con Don Vincenzo Cavedagna, contrappunto con Stanislao Mattei e pianoforte con Callisto Zanotti. Mentre frequenta il liceo, Rossini viene scritturato come maestro di cembalo al Teatro Comunale di Bologna e, nel 1809, diviene direttore dell’Accademia dei Concordi. Come
viene ben sintetizzato nella biografia del sito della Treccani online, Rossini:

“Già componeva, intanto, le prime musiche, tra le quali si ricorda la cantata Il pianto d'Armonia sulla morte d'Orfeo (1808) per la chiusura dell'anno scolastico, e le arie per un Demetrio e Polibio, che fu allestito soltanto nel 1812. Ma già prima di allora egli aveva fatto rappresentare altre opere, scritte dal 1810 al 1812, e cioè da quando aveva abbandonato il conservatorio (lasciando incompiuti gli studî di composizione) per lavorare per impresarî. La prima fu la farsa in un atto La cambiale di matrimonio (Venezia, 1810); seguì, nell'autunno 1811 a Bologna, l'opera L'equivoco stravagante, da cui R. trasse poi pagine per La pietra di paragone”.

La continua necessità di guadagnarsi da vivere, resa sempre più indispensabile a causa del ritiro dalle scene della madre, convincono Rossini ad abbandonare definitivamente il Liceo Filarmonico, come testimoniato da una sua lettera presente nel testo Rossini a Bologna:

“Mentre studiavo nel Liceo di Bologna, dovevo pensare al mio sostentamento ed a quello dei miei genitori; ma, per quanto lavorassi in tutti i modi, e come maestro al cembalo nei teatri (con la retribuzione di sei paoli per sera) e cantando nelle chiese, e componendo pezzi di musica vocale che mi fruttavano qualche piccolo regalo, i guadagni erano purtroppo scarsi. Sempre urgente si faceva la necessità di trovare un lavoro più proficuo. Quand’ebbi finito lo studio del contrappunto e della fuga, chiesi al Padre Mattei che cosa mi rimanesse ancora da imparare: – Il canto ed il canone – rispose. – E quanto tempo ci vorrà? – Due anni circa –. Allora mi diedi a spiegargli le ragioni per cui non mi era possibile continuare per tanto tempo ancora la vita di scolaro. Il buon padre mi comprese e mi conservò la sua benevolenza […]”.

Da questo momento in poi, per Gioacchino, gli ingaggi s’intensificano sempre di più fino al periodo (1812-1822) dove produce i suoi più grandi successi. Nonostante gli innumerevoli viaggi continua a risiedere a Bologna insieme ai genitori. Nel 1814 diviene, inoltre, l’educatore musicale di Napoleona Elisa Baciocchi, figlia di Elisa Bonaparte, sorella di Napoleone e Granduchessa di Toscana, ed il principe Felice Baciocchi, suo consorte, trasferitisi a Bologna in seguito alla caduta di Napoleone. Purtroppo tale attività durò solo dal 1814 al marzo del 1815 dato che Elisa Bonaparte, dopo la fuga di Napoleone dall’Isola d’Elba, lasciò in tutta fretta la città (24 marzo 1815) non permettendole di pagare Rossini per i suoi servizi.

L’andamento della carriera di Gioacchino, in questo periodo, è costellata da alti e bassi e in un momento non fortunato l’incontro con Domenico Barbaja, impresario del San Carlo di Napoli, fu decisivo per la sua carriera operistica in senso positivo. Domenico Barbaja, all’epoca, convive con Isabella Colbran, che diverrà moglie di Rossini nel 1822. Nel dicembre del 1815 Rossini compone Il Barbiere di Siviglia grazie ad un contratto con l’impresario romano Francesco Sforza-Cesarini. L’opera, che inizialmente s’intitola Almaviva, ossia L’inutile precauzione viene messa in scena nel febbraio del 1816 al Teatro di Torre Argentina. Il ruolo di Figaro, il protagonista, viene assegnato al baritono bolognese Luigi Zamboni e quello di Rosina al soprano bolognese Geltrude Rigetti Giorgi. Quest’ultima lascia una propria testimonianza, come si evince dal testo Rossini a Bologna, su come viene accolta la prima dell’opera:

“[…] protagonista nel ruolo di Figaro era il baritono bolognese Luigi Zamboni e in quella di Rosina il soprano bolognese Geltrude Righetti-Giorgi che così ricordò quella prima rappresentazione: Fischiate da ogni parte. Si giunse al finale, che è una composizione classica, di cui onorerebbero i primi compositori del mondo. Risate, urli e fischi penetrantissimi e non si faceva silenzio, che per sentirne di più sonori… Rossini si partì dal teatro come se vi fosse stato quale spettatore indifferente. Piena l’anima di questa vicenda, mi portai alla sua casa per confortarlo; ma egli non aveva bisogno delle mie consolazioni, dormiva tranquillamente”.

Fu in effetti un vero fiasco la prima di quest’opera, tanto che Rossini vuole cambiare il titolo per prudenza e di fatto, in pochi mesi, Il Barbiere di Siviglia diviene un grandissimo successo in varie città italiane e all’estero: Londra, Parigi e Vienna. La prima bolognese è stata eseguita nel nel Teatro Contavalli il 10 agosto 1816. Sempre nel 1816-1817, a Roma presso il Teatro Valle, grazie ad un contratto con l’impresario Pietro Cartoni, compose La Cenerentola, ossia La bontà in trionfo su libretto di Giacomo Ferretti. La prima bolognese avverrà nell’autunno del 1817 al Teatro Contavalli. Sia la partitura de Il Barbiere di Siviglia, scritta quasi tutta direttamente da Rossini così come La Cenerentola sono oggi conservate presso il Civico Museo Bibliografico Musicale di Bologna grazie all’avvocato bolognese Rinaldo Bajetti (1790-1861) e ai suoi eredi che nel 1862 ne fanno dono all’Accademia Filarmonica. Bajetti, di fatto, ne è membro dal 1838 oltre ad essere amico di Rossini. Tra il 1817 e il 1822 Gioacchino compone altre 14 opere fermandosi a Bologna per brevissimi periodi.

Nel frattempo la relazione amorosa tra lui e la cantante Isabella Colbran, di alcuni anni più grande, prende sempre più corpo tanto che nel dicembre del 1821 preparano in segretezza la documentazione necessaria a celebrare le loro nozze. Alla morte del padre della Colbran, Rossini fa realizzare in suo onore un imponente monumento funerario Inizialmente pensando all’amico e scultore Adamo Tadolini. Rossini, come si evince dalla lettera presente nel volume Rossini a Bologna, così scrive:

“Caro Amico, Il pensiero per il Monumento in questione sarebbe il seguente: La figlia a’ piedi della Tomba che piange la perdita del Padre; un Cantore dall’altro lato che canta le lodi della di lui Gloria. Io non so disegnare, ma pure ti faccio qui due segnali, onde tu con il tuo genio possa disporlo. Disegno degno d’un Maestro di Musica, ma che l’amico perdonerà […]”.

Il monumento viene però realizzato nel 1823 dallo scultore Del Rosso di Carrara e posto nella Certosa di Bologna, chiostro  maggiore l Levante, arco 6 dove vi è ancora oggi. Il 16 marzo del 1822, nel Santuario della Madonna del Pilar, vicino la Villa di Castenaso di proprietà della Colbran, vengono celebrate le nozze segrete tra i due amanti partendo per Vienna il giorno seguente dove Rossini conoscerà Weber e Beethoven.

Tornati in Italia acquista un palazzo in Strada Maggiore, conosciuto come Palazzo Rossini, per farvi risiedere la moglie e i genitori. Partito nuovamente alla volta di Londra e Parigi, Rossini ottiene la direzione del Theatre Italien vi compone Il Viaggio a Reims. A seguito della morte di entrambi i genitori, avviene la separazione consenziente tra i due coniugi e il suo secondo matrimonio, l’anno seguente la morte della Colbran (1845), con la sua nuova compagna, di nazionalità francese, Olimpia Pelissier. Il dolore per la morte del padre spinge Rossini a vendere il Palazzo di Strada maggiore e a soggiornare in diverse abitazioni, nella città bolognese, senza più acquistarne più alcuna. Nel mentre, incomprensioni politiche sempre più esasperate spingono Rossini a lasciare la città e trasferirsi a Firenze dal 1848 al 1855.

L’aggravarsi della propria salute riconduce nuovamente Rossini a Parigi per curarsi. Il suo successo si è ormai consolidato in tutta Europa assistendo all’universale omaggio che tutti gli conferiscono, tra i quali vi sono Berlioz e Wagner. Poco tempo dopo, la sua salute si aggrava nuovamente: un tumore. Gioacchino Rossini muore il 13 novembre 1868 e viene sepolto inizialmente al Pere-Lachaise di Parigi. Nel 1887, dopo nove anni dalla morte della seconda moglie, la sua salma viene riportata in Italia e tumulata in Santa Croce a Firenze. Come viene scritto nella biografia di Rossini della Treccani online:

“L'arte di R. seppe rinnovare il teatro musicale italiano e contribuì largamente a rinnovare anche quello europeo, che con W. A. Mozart, D. Cimarosa, G. B. Paisiello era giunto all'ultima, suprema espressione della raffinata e delicata sensibilità settecentesca. La rivoluzione operata da R. (...) significò l'avvento di un teatro assai diverso: uno stile dinamico e semplice, un'ispirazione ritmica d'irresistibile slancio, un tono luminoso e caldo, riuscirono ad attirare in teatro un nuovo pubblico: quello delle masse del popolo."

Anche Stendhal fu un suo devoto ammiratore. In un ricordo presente in Napoli, Roma e Firenze, ne ricorda l'incontro:

“7 febbraio - A Terracina, in quella locanda magnifica edificata da quel Pio VI che sapeva regnare, ci propongono di mangiare insieme coi viaggiatori che arrivano da Napoli. Distinguo, tra sette od otto persone, un bellissimo uomo, un po’ calvo, tra i venticinque e ventisei anni. Gli chiedo notizie di Napoli e specialmente della musica: mi risponde con idee precise, brillanti e gradevoli. Gli chiedo se ho speranza di vedere ancora a Napoli l’Otello di Rossini; risponde sorridendo. Gli dico che a mio giudizio Rossini è la speranza della scuola italiana (...) Rilevo nel mio uomo una sfumatura d’imbarazzo; i compagni di viaggio sorridono: insomma, si tratta di Rossini in persona. Per fortuna, e per un vero caso, non ho parlato né della pigrizia di quel genio né dei suoi numerosi plagi. Mi dice che Napoli vuole una musica diversa rispetto a Milano. Sono pagati tanto male! Devono correre ininterrottamente da un capo all’altro d’Italia, e l’opera più bella non rende loro 2000 franchi. (...) Come avere il coraggio di rimproverarlo se fa un opera in 15 giorni? (...) Gli dicevo il mio entusiasmo per “L’Italiana in Algeri”. Gli chiedo cosa preferisca, l’Italiana o Tancredi; mi risponde <Il Matrimonio segreto>. C’è della grazia in questa risposta; giacché il matrimonio segreto dimenticato a Parigi quanto le tragedie di Ducis. Perché non dovrebbe percepire un diritto sulle compagnie che recitano le sue 20 opere? Egli mi dimostra che in mezzo al disordine attuale ciò non è nemmeno proponibile. Restiamo a prendere del tè fino a mezzanotte passata: è la più piacevole delle mie serate in Italia; è l’allegria di un uomo felice”.

Angela Pierro

Bibliografia: Gaia Servadio, Gioacchino Rossini. Una vita, Universale Economica Feltrinelli; Vittorio Emiliani, Il furore e il silenzio, Il Mulino; Le stanze della musica. Artisti e musicisti a Bologna dal ‘500 al ‘900, Silvana Editoriale; Rossini a Bologna, note documentarie, a cura di Luigi Verdi, Patron Editore Bologna; Mario Nicolao, La maschera di Rossini, Rizzoli; Stendhal, Vita di Rossini, a cura di Mariolina Bongiovanni Bertini, E.D.T Edizioni di Torino; Stendhal, Roma, Napoli e Firenze, tomo 1, a cura di Amerigo Terenzi, Parenti Editore. Siti web: www.treccani.com

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Morta/o a Bologna nel "lungo Ottocento" il 8 Agosto 1849