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Monumento di Anna Maria Ferreris

1821

Schede

Il manufatto è collocato a parete entro nicchia ed è costituito da due figure a tutto tondo collocate nella parte superiore di un piedistallo, ai lati di un basamento con lapide commemorativa in marmo grigio e da due leoni a tuttotondo che sorreggono un sarcofago, nella cui parte superiore è posta una statua di donna. Il monumento è dedicato ad Anna Maria Ferreris, vedova del nobile svizzero Gaspare De Maklis che, trasferitosi a Bologna, in seguito ai rivolgimenti politici francesisi dedicò al commercio grazie a cui riuscì a mantenere fiorenti le condizioni economiche della famiglia. L’opera fu commissionata a Giovanni Putti da Gaspare De Maklis, pronipote della defunta. Il monumento appare infatti uno dei più eccentrici di Putti. La figura del Tempo è pressoché ricalcata su quella del monumento Buratti (l’unica variante di rilievo e rappresentata dall’aggiunta di un ricco e cadente drappo posto sul capo del Vecchio), la postura dell’Eternità è simile a molte altre statue stanti di Putti, anche se la sua acconciatura rivela un’evoluzione del gusto che sempre meno si sente vincolato a dei precisi modelli; ancora la Piangente, seduta sul coperchio dell’inconsueto sarcofago a forma di sandolo, è molto distante dalle prime Piangenti modellate da Putti: ora infatti l’artista, pur non rinunciando, anzi accentuando il virtuosismo tecnico dei panneggi, non avverte più la necessità di avvolgere e di nascondere le sue “patetiche” figure dolenti negli ampi manti e affida al gioco delle pieghe e alla novità delle posture il compito di trasmettere tutta la usitata forza espressiva. Posta di profilo, col suo gesto di asciugarsi le lacrime la Piangente acquista una valenza intimistica che contrasta con la forza del Tempo e dei dueLeoni.

Riportiamo un brano tratto dalle descrizione del monumento inclusa nella Collezione scelta dei Monumenti Sepolcrali del Comune Cimitero di Bologna. edita da Natale Salvardi nel 1825. “...Il Pronipote Co. Cav. Gaspare ne ha difatto ereditato i sentimenti, e grato alla memoria dell'Ava religiosissima mancata ai vivi nella grave età di anni 86 l'anno 1819 amò che un monumento, opera dell'egregio Scultore Accademico Giovanni Putti, ne raccogliesse le ossa nel Comunitativo Cimitero, e facesse fede delle virtù che distinsero in vita benemerita defonta, così della inessicabile gratitudine del proprio animo verso la medesima”.

Silvia Bellavista