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Giorgio Giordani

7 Luglio 1905 - 25 settembre 1940

Scheda

Giorgio Giordani nasce il 7 luglio 1907 a Rocca di Badolo, un paese sull’Appennino bolognese. Il padre, Emilio Giordani, è maresciallo dei Carabinieri, la madre è Erminia Fogacci. Tra i suoi familiari, Giorgio si dimostrerà molto legato in particolare al fratello Angelo, poeta e scrittore, scomparso prematuramente nel 1933. Il giovane  Giorgio compie un percorso di formazione irregolare, alternando lo studio con il lavoro di fattorino e meccanico d’officina. A quattordici anni scappa di casa per raggiungere il poeta Gabriele d’Annunzio a Ronchi e partecipare alla spedizione di Fiume.

Tornato a casa, si diploma al Liceo Artistico in due anni invece di quattro anni, vincendo alcune borse di studio. Dopo il servizio militate, completa gli studi all’Accademia di Belle Arti, dipingendo e modellando sotto la guida di  Ercole Drei. Apre uno studio in via Castiglione e nel 1928 realizza le prime prove plastiche, un Ritratto di Alfonsino (1928) e una Testa di ragazza (1928), oggi nelle collezioni del Mambo. Successivamente lascia l’atelier di via Castiglione per aprirne uno più grande in via delle Lame. Tra il 1930 e il 1932 realizza altre opere: Ritratto del padre, Ritratto della madre e la Siesta. Quest’ultima, premiata a un concorso nazionale, viene acquistata dal Ministero delle Comunicazioni. Nel 1934, non ancora trentenne, partecipa alla Biennale di Venezia, dove espone il gruppo scultoreo delle Danzatrici. L’opera riceve critiche molto positive sulla stampa italiana e viene acquistata dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. E’ del 1935-36 La Pescatrice, che ritrae una donna eretta con un pesce una rete tra le braccia. L’opera, prima entrata inizialmente nelle collezioni della Galleria d’Arte Moderna di Bologna, si trova attualmente presso la Raccolta Lercaro. Nello stesso anno sposa Ena Martinelli, dalla quale avrà una figlia, Grazia, che diventerà giornalista e scrittrice. Nel 1936 viene chiamato a realizzare il grande fregio plastico a bassorilievo, che orna la facciata dell’ex palazzo del Gas a Bologna, all’incrocio tra via Marconi e via Ugo Bassi. L’opera illustra il ciclo del gas: la sua produzione dal carbone, la trasformazione in officina e il successivo uso pubblico e privato. Tuttavia i veri protagonisti sono gli uomini, ritratti nella fatica del lavoro. Il fregio ottiene le lodi dello scultore Luciano Minguzzi. 

Negli ultimi quattro anni della sua vita Giordani lavora intensamente, partecipando alle Biennali di Venezia e alle Quadriennali di Roma. Sforna in questo periodo una suggestiva galleria di ritratti: la testa di Bruno Saetti e la Veletta, esposta nel 1937 alla Biennale di Venezia, che raffigura la moglie Ena ricoperta da una veletta nella parte superiore del viso. A questi si aggiungono l’austero Ritratto del conte di Torino e il Ritratto di Guelfo Gherlinzoni, fortemente espressivo. Il volto del pittore bolognese Gherlinzoni viene utilizzato da Giordani come modello per una delle figure degli Alpigiani, gruppo scultoreo esposto alla XXI Biennale di Venezia. Lo scultore predilige, come soggetti, teste di giovani donne o le figure aggraziate di fanciulle al bagno, singole, accoppiate, talvolta in gruppo.  Nel 1939 modella in bronzo Il Redentore, un volto di Cristo dai lineamenti scarni e incavati, realizzato come frutto di un voto. Colpito da una malattia agli occhi, fu costretto per venti giorni a rimanere chiuso in una stanza al buio più completo. Se fosse guarito avrebbe realizzato una testa del Redentore e l’avrebbe portata a piedi fino al Colle della Guardia. Così fece e l’opera rimase per qualche tempo presso il Santuario della Madonna di San Luca, fino a quando il cardinale Nasalli Rocca la fece portare in Arcivescovado. Attualmente si trova presso le collezioni della Galleria Lercaro, che custodiscono anche una Statua per fontana, una figura femminile dalle forme longilinee e dalla sottile veste trasparente. Tre suggestive figure di bagnati, si trovano invece collocate presso il piazzale della Facoltà di Ingegneria a Bologna, nei pressi di Porta Saragozza. Il gruppo scultoreo viene realizzato nel 1938 per la fontana di una villa bolognese. L’artista si spegne il 25 settembre 1940 nella sua casa di via Riva Reno a soli 35 anni.

Nel corso della sua esistenza, lo scultore frequenta un ambiente artisticamente molto stimolante, stringendo amicizia con alcuni dei maggiori protagonisti sulla scena bolognese, Guelfo Gherlinzoni, Bruno Saetti, Ferruccio Giacomelli, Farpi Vignoli, Cleto Tomba, Virgilio Guidi, Norma Mascellani, Gino Marzocchi, Ilario Rossi. Frequentò il Caffè San Pietro, in via Indipendenza, punto di ritrovo di artisti e letterati. Lì era solito presentarsi in compagnia della moglie, intrattenendo i presenti con una vitalità e carica di humor non comune. Nonostate questo vasto giro di relazioni, la sua fama viene oscurata dagli eventi bellici. E’ il caso del grande altorilievo La sottomissione, esposto alla XXI Biennale di Venezia, andato distrutto durante i bombardamenti. Curiosa è poi la vicenda di un’altra delle sue opere. Acquistata nel 1938 alla Quadriennale di Roma dall’allora ministro dell’Industria e del Commercio, La bagnante, modellata in cera, rimase sigillata in una cassa per quarant’anni. Riscoperta nel 1980, viene in primo tempo attribuita a Giacomo Manzù e solo successivamente ricondotta al suo vero autore. Il modello in cera è stato fuso in bronzo nel 1990 e si trova presso il Ministero dello Sviluppo Economico. 

Ilaria Chia 

Bibliografia: Giorgio Ruggeri, Due vite parallele. Angelo e Giorgio Giordani, Bologna, 1981; E. Lanzi, La donazione Samorini-Mascellani alla Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro : Raccolta Lercaro, Bologna, 1999.