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Congiura Zamboni | De Rolandis

1794: Congiura Zamboni e De Rolandis. Intervista a Mirtide Gavelli e Angelo Varni. A cura del Comitato di Bologna dell'istituto per la storia del Risorgimento italiano. Con il contributo di Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. www.vedio.bo.it

Il secolo dei Lumi si aprì a Bologna con una grande novità culturale: alla fine del 1711 venne istituito, per volere di Luigi Ferdinando Marsigli, l'Istituto delle Scienze, inaugurato nel 1714. Questo istituto si configurò, fin dalla sua nascita, non solo come luogo di discussione teorica ma anche come luogo di sperimentazione scientifica. Nelle sale di Palazzo Poggi, sede prescelta per l'istituzione, trovarono, infatti, spazio laboratori e officine, dotate di moderne attrezzature. Il Palazzo fu dotato anche di un osservatorio astronomico, la Specola, terminato nel 1726 e di una vasta biblioteca, realizzata da Carlo Francesco Dotti nel 1744. Le sale dell'Istituto ospitarono poi le importanti collezioni di Ulisse Aldrovani e Fedinando Cospi, lasciate in eredità alla comunità rispettivamente nel 1605 e nel 1686. Annesse all'Istituto furono create poi due accademie: quella Benedettina delle Scienze e quella Clementina, così chiamata in onore del Papa Clemente XI, che si evolverà nell'attuale Accademia di Belle Arti. L'Istituto delle Scienze poté poi contare su un'importante protettore: il Cardinale Prospero Lambertini, vescovo della città dal 1731 al 1740, anno in cui salì al soglio pontificio col nome di Benedetto XIV. Questa figura straordinaria di uomo di fede, aperto però alla moderna ricerca scientifica e alla partecipazione della donna all'insegnamento, fu fondamentale per lo sviluppo culturale della città. Grazie al suo appoggio, nel 1731, tra i soci onorari dell'Accademia delle Scienze viene inclusa Laura Bassi, che si laureò l'anno successivo e divenne uno dei punti di riferimento della scienza sperimentale nella nostra città. La laurea di Laura Bassi aprì le porte ad una partecipazione femminile all'insegnamento: Maria Gaetana Agnesi insegnerò geometria analitica, Clotilde Tambroni lingua greca, Maria Dalle Donne ostetricia. La presenza dell'energico Cardinale Lambertini alla guida del clero cittadino fu la soluzione ai tesi rapporti tra l'aristocrazia e il clero.
Le finanze dello stato bolognese erano, infatti, in grave perdita ma gli enti ecclesiastici rimanevano arroccati nelle loro esenzioni fiscali: il nuovo Vescovo rifiutò di appoggiare anacronistiche pretese, anche quando queste avevano un fondamento giuridico, attirandosi spesso le critiche dei suoi confratelli. Le nuove guerre di successione, quella polacca e quella austriaca, videro transitare gli eserciti nel territorio bolognese anche se l'Italia non fu campo di battaglia. Ciò nonostante il contado subì le violenze della soldataglia e le requisizioni alimentari. In città, invece, cominciò ad emergere la borghesia, formata da professionisti privi di titoli nobiliari ma dotati di discrete fortune. Questa borghesia si avvicinò alle idee provenienti dalla Francia, complici anche nuovi periodici, stampati a Bologna, in cui si esaltavano gli illuministi francesi, come Voltaire e Rousseau, e quelli italiani, come i Verri e il Beccaria. Nella seconda metà del secolo la città fu colpita da una gravissima crisi economica: la produzione agricola, colpita da ripetute carestie, non riuscì a stare al passo con la crescita demografica; i proprietari terrieri, di fronte alla concorrenza estera nella produzione di seta e canapa, preferirono involversi da esportatori di prodotti finiti ad esportatori di materiale grezzo, salvaguardando i propri profitti ma eliminando dal mercato una fetta consistente di lavoratori più o meno specializzati. Il debito pubblico si rivelò incontrollabile: il Cardinal Legato Ignazio Boncompagni Ludovisi presentò al Senato un progetto di riassestamento delle finanze che colpiva pesantemente la classe nobile e annullava le esenzioni ecclesiastiche, con la creazione di nuovi organi che avrebbero applicato la riforma e sottraendo al Senato ogni potere e ingerenza in questo delicato frangente. Il clero, colpito nei suoi privilegi, si unì ai nobili, umiliati dalla perdita del potere, e alla plebe, che non comprendeva i lunghi tempi dell'attuazione della riforma e non percepiva un immediato sollievo alla propria miseria. I tre ordini, uniti, fecero naufragare la riforma prima ancora della sua attuazione.
A partire dal 1792 giunsero anche a Bologna le notizie della Rivoluzione Francese. In molti casi la cittadinanza si ritrovò ad accogliere e sfamare i profughi provenienti dalla Francia, spesso ecclesiastici, ridotti in povertà, solidarizzando con quest’ultimi. Dall’ambito studentesco emergono però due figure: quella dell’astigiano Giovanni Battista De Rolandis e del bolognese Luigi Zamboni. Insieme i due ordirono una congiura per assaltare nottetempo il Palazzo Comunale, prendere in ostaggio il Legato, liberare i prigionieri. Ma, traditi da un congiurato, i due furono arrestati e processati. De Rolandis, sottoposto a torture e violenze, sceglie polemicamente la via del suicidio mentre Zamboni fu giustiziato il 23 aprile del 1796, pochi mesi prima dell’ingresso delle truppe francesi di Napoleone Bonaparte a Bologna. Il generale entrò infatti a Bologna il 20 giugno del 1796, accolto dalle autorità civili e dalla nobiltà. Il 4 dicembre 1796 venne approvata a Bologna una interessantissima Costituzione, in realtà mai entrata in vigore, che contiene al suo interno molti spunti sviluppati poi dalla moderna Costituzione della Repubblica Italiana, emanata nel 1947. Il 7 febbraio 1797 venne approvato l’emblema della Repubblica Cispadana: il tricolore verde, bianco e rosso che tuttora è simbolo della nostra Nazione. La Repubblica Cispadana venne annessa il 27 luglio del 1797 alla Repubblica Cisalpina (nata il 9 luglio) ma la nuova Repubblica ebbe breve vita: il secolo si chiuse infatti con la riconquista, da parte dell’impero asburgico, di Milano e Bologna (30 giugno 1799) ma che dopo poco vedrò il ritorno del governo francese, che proseguirà fino al 1815. In questo periodo si attuò, con decreto del 27 dicembre 1796, la soppressione degli ordini monastici con meno di 15 individui bolognesi e la confisca dei loro beni, portando alla chiusura di ben 40 istituti religiosi. L’azione, che potrebbe sembrare una violenza gratuita nei confronti degli ecclesiastici, si proponeva invece di rimettere in movimento l’economia cittadina partendo dalla vendita dei numerosi beni incamerati dalla Chiesa. Nella città di Bologna, che contava poco più di 70.000 abitanti circa, 2.600 persone appartenevano ad ordini religiosi (quasi il 4 % della popolazione) che godevano di numerosi privilegi ed esenzioni.
Dal punto di vista artistico il '700 è sicuramente un secolo di grande fervore: nell'arte spiccano le figure di Carlo Cignani, Marcantonio Franceschini, Donato Creti, Vittorio Maria Bigari, Giuseppe Maria Crespi e, sul finire del secolo, i Gandolfi. Nella scultura spiccano Angelo Piò, Luigi Acquisti, Giacomo Rossi, Giacomo De Maria, che traghetteranno l'arte della scultura verso il Neoclassicismo. Nella musica poi Bologna è tappa fondamentale per la formazione dei nuovi musicisti europei: il giovane Mozart, infatti, vi si reca a lezione da Padre Giovanni Battista Martini, eminente teorico, storico e compositore, per perfezionare le sue conoscenze in vista dell'Ammissione alla rinomata Accademia Filarmonica, vero biglietto da visita per musicisti, compositori e cantanti dell'epoca.
L'inaugurazione del Teatro Comunale, nel 1763, rilancerà la passione per la musica, mai sopita a Bologna. Il Settecento si configura quindi come secolo di passaggio e di risveglio delle coscienze cittadine, che dall’immobilismo del Seicento si avvieranno, spinte dalla nuova borghesia emergente e dalle idee nate dalla Rivoluzione Francese, ai primi moti risorgimentali.

Michela Cavina

Marzo 2012

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