Brunelli Giuseppe

Brunelli Giuseppe

4 Dicembre 1886 - 9 Ottobre 1957

Note sintetiche

Titolo di studio: Non noto
Occupazione: Non nota

Scheda

Figlio di Pietro e Raffaella Atti, era il primo di sette fratelli. Nel dicembre 1905 Brunelli fu condannato per furto alla pena di 6 mesi e 7 giorni di carcere, poi lievemente ridotta in appello: per evitare la reclusione emigrò clandestinamente in Francia, stabilendosi nel 1906 a Marsiglia dove cominciò a lavorare come capomastro muratore. Nel 1909 sposò Domenica Garro, originaria del cuneense, da cui l’anno successivo ebbe una figlia: Teresa.

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale Brunelli si arruolò nella Legione garibaldina, venendo assegnato alla 1a compagnia del I° battaglione dei tenenti Bousquet e Trombetta. Congedato allo scioglimento del corpo con il grado di Caporale, all’entrata in guerra dell’Italia, con la chiamata alle armi della sua classe, decise di fare rientro in patria. Nel novembre 1915 fu assegnato al 9° Reggimento Bersaglieri (matricola n. 18326), giungendo in zona di guerra nel febbraio successivo. Assegnato quindi al 13° Reggimento Bersaglieri fu promosso Caporale nel maggio 1916, quindi Caporale Maggiore nel febbraio 1917. Trasferito alla 657a compagnia Mitraglieri FIAT, assurse nel luglio al grado di Sergente. In ottobre, durante la rotta di Caporetto, Brunelli fu tra i soldati italiani che caddero prigionieri dei tedeschi dopo il fatto d’armi di Luico, dove il suo reggimento venne sorpreso alle spalle da un attacco lanciato contemporaneamente contro le due sponde dell’Isonzo. Liberato solo a guerra finita, rimpatriò nel gennaio 1919, presentandosi subito presso il deposito del suo vecchio reparto: il 9° Bersaglieri. Inviato in licenza illimitata in marzo, fu congedato definitivamente in agosto.

Fatto ritorno in Francia, durante una visita collegiale presso l’Ospedale Militare di Genova gli fu diagnosticata una tubercolosi polmonare, contratta in zona di guerra, a causa della quale ottenne una pensione, in quanto riconosciuto inabile al servizio militare. Successivamente, fu insignito della Croce al merito di guerra per la campagna 1916-1917.

Data la sua condizione, nel 1922, coadiuvato dal Console Generale, fondò a Marsiglia la locale sezione dell’Associazione fra Mutilati ed Invalidi di Guerra, di cui fu eletto presidente. Nel contempo, il Comitato Centrale della stessa lo nominò anche rappresentante ufficiale dell’Opera Nazionale per la Protezione e l’Assistenza agli Invalidi di Guerra. I suoi buoni rapporti con il Consolato si incrinarono nel 1927, quando a capo degli Uffici diplomatici di Marsiglia fu chiamato l’onorevole Barduzzi. In poco tempo, difatti, il nuovo Console Generale procedette ad un’epurazione “rigorosa e indispensabile” che colpì tutte le organizzazioni della colonia italiana: anche l’ANMIG ne fu coinvolta, subendo lo scioglimento del suo Consiglio direttivo che fu sostituito da un Comitato straordinario. Brunelli, che decadde così dalla carica di presidente, fu comunque chiamato a reggere le sorti dell’organizzazione in qualità di segretario. Egli fu poi segnalato dallo stesso Barduzzi come elemento “pericoloso” con “sfavorevoli precedenti morali e politici”, in quanto additato come informatore della Concentrazione Antifascista poiché in contatto, tra gli altri, con l’ex deputato socialista Filippo Amedeo, l’anarchico comunista dissidente Alfredo Tinacci ed il repubblicano Fernando Schiavetti. Delatore delle attività consolari, per i suoi principî “nettamente antifascisti” il Barduzzi ne richiese l’arresto una volta che Brunelli si era allontanato dalla città della Costa Azzurra. Difatti, partito per Roma alla fine dell’ottobre 1927, al fine di recarsi presso il Comitato Centrale dell’ANMIG per rispondere delle accuse mossegli, il 1° novembre fu fermato prima di riuscire a rientrare in Francia dalle autorità di PS di Ventimiglia.

Fin da subito Brunelli vide dietro questo fermo una manovra orchestrata dal Console che lo avrebbe preso di mira per le sue “diversità di vedute nei riguardi dell’andamento della Colonia italiana”. Brunelli, che affermò di aver sempre manifestato sentimenti di italianità e di “devozione al Governo Nazionale ed al Duce”, confessò, in una lettera del gennaio 1928 diretta alla moglie ma intercettata dalla PS e mai recapitata, che il Consolato stesso aveva scritto al Ministero dell’Interno “una infinità di vili menzogne, facendomi passare per un antifascista”. Difatti, “siccome ho dovuto dire troppe verità, […] per colpirmi e vendicarsi mi hanno fatto passare per un antifascista”. Brunelli, la cui posizione fu poi aggravata da ulteriori accuse di irregolarità amministrative nella gestione dei fondi della sezione marsigliese dell’ANMIG, fu tradotto nelle carceri di Bologna e quindi assegnato, da quella Commissione Provinciale, a due anni di confino di polizia con delibera del 31 marzo 1928. Questo provvedimento, grandemente auspicato dal console Barduzzi, fu da lui salutato come “esempio per quei cattivi italiani i quali speculano sulla eccessiva liberalità delle leggi francesi per compiere, impunemente, la più volgare ed esecranda campagna contro il Regime ed il suo Capo”.

Destinato alla colonia di Lipari, giunse nell’isola siciliana nel maggio, dopo un primo errore commesso dalle autorità di PS che lo avevano trasferito ad Ustica. Il 25 gennaio 1929, dopo nove mesi al confino, Brunelli fu liberato condizionatamente su decisione diretta del Duce. Giunto ai primi del mese successivo a Bologna, fu “diffidato a serbare buona condotta” ed obbligato a munirsi della carta d’identità. Iscritto inoltre alla Rubrica di Frontiera, gli fu impedito l’espatrio e la possibilità di riunirsi alla sua famiglia. Rimasto quindi a Bologna, si trasferì dal fratello Luigi, riprendendo la sua attività di muratore.

Già nel 1929, però, Brunelli tentò di riottenere il passaporto per la Francia, ma lo stesso Barduzzi si interessò alla sua pratica riuscendo ad impedirne la buona riuscita, affermando che col suo ritorno a Marsiglia “tale individuo […] non mancherebbe di riprendere contatto con elementi sovversivi che fanno capo alla Concentrazione Antifascista”.

Nei vari rapporti trimestrali disposti dalla Questura sul suo conto, fin dal 1932 vi si afferma che Brunelli “professa […] idee sovversive” ed “antifasciste” e quindi, a partire dal 1940, si cominciò a descriverlo come “noto comunista”: ciò può significare che il suo probabile avvicinamento al fascismo durante gli anni di residenza a Marsiglia fosse soltanto un atteggiamento di comodo: difatti, nei pochi documenti risalenti al secondo dopoguerra contenuti nel suo fascicolo, si evince come fosse un aperto “simpatizzante per il PCI”. Morì a Bologna all’età di 70 anni.

Andrea Spicciarelli

Bibliografia: M. Gavelli, F. Tarozzi (a cura di), Tra Nizza e le Argonne. I volontari emiliano-romagnoli in camicia rossa 1914-1915, Museo Civico del Risorgimento, Bologna 2016, pp. 144-146

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