Bortolotti - Acqua di Felsina

Bortolotti - Acqua di Felsina

1827 | 1970 ca.

Scheda

Pietro Bortolotti (m. 1860) aveva brevettato l’ “Acqua di Felsina” nel 1827 e il profumo diventò  (nelle versioni bianca e rossa) anche un "vero e unico portentoso medicamento, conforto “aggradevole” contro morbi e malesseri", tanto che in una pubblicità del 1835 ne viene segnalato l'uso a Genova per contrastare l'epidemia del Colera. Nel 1876 vinse la medaglia d’oro all’Esposizione di Filadelfia e nel 1878 a Parigi - alla Exposition Mondiale - ottenne l’unica medaglia assegnata a tale categoria, “per le vere sue qualità salubri e il suo gradevole profumo”, sbaragliando le più blasonate maison francesi e inglesi. La produzione nel corso del tempo si arricchì di numerosi altri prodotti dedicati alla cura ed alla bellezza del corpo e dovette sempre più combattere contro le contraffazioni. Ricevette riconoscimenti da diverse case regnanti, tra cui quelle di Russia, del Brasile, Portogallo, Francia e dell'impero austro-ungarico. Sia nel 1879 che nel 1888 ricevette in dono dalla casa regnate italiana un gioiello come riconoscimento dell'apprezzamento della celebre Acqua. Il fondatore abitava in vicolo della Scimmia, mentre il negozio si trovava sotto il portico del Pavaglione, in Piazza Galvani. Successivamente venne costruita un vera e propria sede aziendale, nei pressi della Stazione ferroviaria. La ditta ha proseguito la piena attività fino al termine della seconda guerra mondiale, ma nei decenni successivi ha subito un lento declino, terminando sostanzialmente la produzione verso il 1970.

Il seguente testo è tratto da "Premiata Acqua di felsina - Ditta P. Bortolotti Bologna", Bologna, 1902. Trascrizione a cura di Lorena Barchetti

Una dolcissima leggenda racconta che a un convito di figlie di re, lungo le aiuole di un incantevole giardino, bleu, fiorito di ireos, i cavalieri mietevano le azzurre corolle per empirne i seni bianchi e palpitanti delle loro compagne. Fu così che gli ireos ebbero odore. Quasi tutte le leggende per fantasiose che siano nascondono una verità - E la verità nel caso nostro è questa: che sempre da quando sbocciò il primo fiore, i profumi furono tenuti in gran pregio onde gli stessi antichi seppero volgerli ad igienici usi. E quando un’altra civiltà molto dissimile e lontana dalla nostra era in onore, si accoglievano gli ospiti spruzzandoli d’essenze; i profumati lavacri erano alla portata di tutti e nei baccanali l’ebbrezza delle libazioni pareva temperarsi sotto la fragranza degli odori. Col tempo l’uso dei profumi più razionale e le strane costumanze scomparvero mano a mano; non più gli aromi che le genti egizie calavano nelle tombe lacrimate, non più la credenza greca che ogni odore avesse un’azione speciale sull’organismo umano, ma l’industria profumiera elevata ad arte, ma la chimica che ne asseconda lo sviluppo, ma le porte dell’Oriente spalancate che ne lasciano uscire un’onda interminabile di profumo. Con tutto ciò l’Italia fu e si mantenne per lungo volgere d’anni tributaria dell’estero, le profumerie più elette ci giungevano dall’Inghilterra come dalla Francia, ove alla Corte di Versailles Luigi XIV° era giunto a prescrivere un profumo nuovo tutti i giorni!

Una tale condizione di cose finì per richiamare l’attenzione di Pietro Bortolotti, il quale avvertita con fine intuito la mancanza di un articolo nella profumeria cosmopolita che oltre l’emanazione di grati odori permanenti andasse fornito di qualità preservative e salutifere, pose il suo studio nella combinazione varia e paziente di ingredienti ch’egli aveva giudicati degni di fiducia. Pietro Bortolotti, già noto nell’arte sua per la giudiziosa e felice creazione di cosmetici atti a procacciare freschezza e morbidezza alla pelle, proseguì a lungo le ricerche, non ritraendosi davanti a difficoltà, presagio del successo che gli avrebbe finalmente sorriso. Infatti il 21 Maggio 1827 egli entrava colla sua Acqua di Felsina nella celebrità. Poche invenzioni ebbero la rapida fortuna di questo profumo, cui il figliale affetto di Pietro Bortolotti verso la sua città diede il nome di “Felsina” nome originario, come è noto, di Bologna etrusca. E il Governo di allora rilasciava all’inventore il seguente certificato: “Protocollo N.° 585”. Bologna, li 21 Agosto 1845. “La Commissione Provinciale di Sanità dichiara che sino dalli 21 Maggio 1827, Pietro Bortolotti, Aromatiere e Profumiere esercente in questa città, fece conoscere essere egli riescito a preparare un nuovo cosmetico, intitolandolo: Acqua di Felsina. Questa dichiarazione si rilascia al mentovato Bortolotti dietro apposita sua domanda ed assicurazione di volersene valere per comprovare che fu esso il primo inventore della suddetta Acqua Aromatica”. Il Vice Presidente. Firmato: ANGELO RANUZZI

In breve il negozio del Bortolotti divenne il ritrovo di moda: quanto di più elegante e dotto aveva la città, vi conveniva trattenendovisi in piacevoli conversari, nei quali ben di sovente la voce autorevole di illustrazioni mediche, come l’Alessandrini e il Calori, si alzava in onore delle proprietà igieniche dell’Acqua di Felsina, che la rendevano di gran lunga superiore a tutti i profumi da toilette. Né a quei giorni era conosciuta la febbre di réclame che ha conquiso il presente, onde la diffusione di un articolo era necessariamente assai lenta e la sua riuscita doveva esclusivamente basarsi sulla riconosciuta bontà. Eppure il cammino dell’Acqua di Felsina, di questa regina delle acque odorose fu, come si è detto, rapido e trionfale! Se non che il forte consumo dell’Acqua squisita e delicata – la cui fragranza apparve subito in tutto dissimile da ogni altra di aroma o di fiore – aveva reso evidente il bisogno di convergerla a più usi. E se da una parte il suo vivissimo colore serviva mirabilmente per dare all’acqua quella deliziosa tinta lattea che offre l’illusione del bianco perla e par che debba comunicarlo alla pelle, dall’altra recava seco l’inconveniente di lasciare sulle biancherie una traccia visibile del suo passaggio. Di qui nuovi studi e nuove ricerche da parte dell’inventore, che lo trassero finalmente a paralizzare la forza degli ingredienti coloranti, creando così l’Acqua di Felsina bianca. La vittoria ottenuta levò in tanto credito l’invenzione che ben presto prese il posto dei molti Vinaigres di Francia, non che delle Acque di Colonia, e il geniale profumo entrò in tutte le case per non uscirne più. E non solo nelle case, ma nelle reggie. Il cortese lettore vedrà più avanti ricordati i Brevetti e le distinzioni d’ogni genere che Sovrani e Governi si compiacquero di accordare all’Acqua di Felsina, la quale nella sua prodigiosa espansione non conosce barriere e viene ogni giorno più aumentando i suoi sbocchi a misura che nuove contrade si aprono alla civiltà. Nei più remoti paesi delle Americhe e delle Indie è penetrato come un soffio di salute e di eleganza il nome della Ditta e allorquando la data impressa appiè di queste pagine apparterrà ad un passato remoto, l’Acqua di Felsina percorrerà ancora la sua parabola ascendente!

PROPRIETA’ IGIENICHE DELL’ACQUA DI FELSINA
Le abbondanti prerogative igieniche di cui è dotata l’Acqua di Felsina, riaffermate sempre più dall’uso quotidiano, hanno la loro sanzione nei molti Attestati di personalità autorevoli e competenti che la nostra Casa non manca di sollecitare a proprio conforto. Istituti di sanità, sì in Italia che all’estero, fanno uso della nostra Acqua come disinfettante e in tempi di epidemia essa ha dato risultati efficacissimi. Le truppe italiane nell’Eritrea traggono dalla nostra Acqua inestimabili vantaggi, imperocchè essa esercita sul corpo un’azione refrigerante, tempera i forti calori e mitiga le punture degli insetti dissipandone la gonfiezza, non solo, ma calma all’istante il dolore delle scalfitture e bruciature purchè prontamente applicata a mezzo di bambagia. Uomini di scienza come l’Alessandrini e il Calori, più sopra menzionati, la prescrissero fin dai primordi della sua invenzione come calmante per le nevralgie e pei reumatismi e, allungata nell’acqua pura, non esitarono a chiamarla la migliore delle lavande. Infatti impiegata nei bagni, nella dose di una a due boccette, dà forza e vigore a tutto il corpo. E’ pure giovevole in sommo grado per preservare le signore dai fiori bianchi, come pei lavacri dell’infanzia. A differenza di tanti altri profumi contenenti sostanze deleterie, l’Acqua di Felsina è raccomandabile nella pulizia della testa e della barba, distrugge la forfora e sgrassa i peli: toglie il bruciore che ordinariamente cagiona il rasoio e dissecca le eruzioni successive. Anche nell’igiene della bocca l’Acqua di Felsina è un coefficiente di prim’ordine e non solo asseconda l’azione dei dentifrici, ma la completa. Mista all’acqua pura e adoperata con uno spazzolino mantiene i denti bianchissimi, immuni dal tartaro e dalle carie; assoda le gengive e le guarisce dalla flussione; sciacquandosi la bocca dopo i pasti purifica l’alito con la soavità del suo aroma ed un poco di bambagia imbevuta nell’Acqua di Felsina calma in breve il dolore dei denti. La morbidezza e il candore della pelle, suprema e costante cura del sesso femminile, hanno nell’Acqua di Felsina un’alleata preziosissima che cancella le macchie dell’epidermide, ne distrugge le pustole, la mantiene fresca e sopprime il cattivo effluvio della traspirazione. Essa dissipa altresì le rughe del volto restituendogli i suoi più vivi e naturali colori. Odorandola spesso ravviva i sensi, allontana le febbri intermittenti, proprie ai luoghi paludosi e malsani, ed è utile ai ciclisti ed ai cacciatori quale lenitivo. Spruzzandone le stufe, specialmente quelle di ferro fuso, ne impedisce le nocive emanazioni; versandone sopra un ferro rovente serve a purificare l’aria infetta negli ambienti degli ammalati, i quali risentono giovamento. Poco tempo fa l’Illustrissimo Prof. Domenico Majocchi, Presidente della Facoltà Medica dell’università di Bologna e Direttore della Clinica Dermosifilipatica, la esperimentò in alcune malattie cutanee, ottenendone importantissimi risultati, cosicchè potè dichiarare che l’Acqua di Felsina Rossa e Bianca riusciva utile e come mezzo igienico e come sussidio terapeutico. Il detto Prof. Majocchi, per usare le sue parole (Relazione nella Gazzetta Medico-Farmaceutica del 31 marzo 1899) “curò coll’Acqua di Felsina due casi di Pitiriasi ostinata del cuoio capelluto con alopecia diradante, nei quali il risultato fu rapido e stabile, sia per l’eliminazione della forfora, sia per la riproduzione dei capelli”. Questi pregi dell’Acqua di Felsina non mai smentiti da oltre 70 anni di uso mondiale, si possono così riassumere: L’Acqua di Felsina è il più igienico e delizioso profumo per toeletta; è il miglior dentifricio; fa cessare le nevralgie; si usa per frizioni; è il preparato preferibile per togliere la forfora e rinforzare i capelli; purifica l’aria. L’Acqua di Felsina per le qualità ora indicate è l’unico articolo di questo genere che si fabbrichi in Italia e che un profumiere con coscienzioso compiacimento possa accreditare.

LA PRODUZIONE ODIERNA
Modo di guardarsi dalle contraffazioni

Il forestiero che viene a Bologna, sia pure per poche ore, raramente riprende il treno senza aver fatto una visita alla Profumeria Bortolotti, sotto le Logge del Pavaglione. E ciò per due ragioni. Prima, perché un acquisto fatto direttamente dà la sicurezza al compratore di essere in possesso dell’Acqua di Felsina autentica e non di una delle solite contraffazioni che non hanno assolutamente nulla di comune con essa. In secondo luogo la Profumeria Bortolotti è diventata una specie di istituzione cittadina e il comprenderla nel proprio itinerario è sempre il più gentile ricordo che il forestiero possa recare con sé del suo soggiorno a Bologna. E’ appunto per questo che la Profumeria Bortolotti più che un negozio, è un convegno, è un salotto dove le signore si assidono sui seggiolini di peluche réséda, mentre intorno aleggia la fragranza di mille profumi, e tutte le foggie di flacons, tutti gli articoli più rari e squisiti di toilette civettano allineati nelle vetrine delle pareti. E’ in quel salotto che si fanno le piccole soste, le piccole e fugaci causeries femminili fra chi va e chi viene, e intanto i commessi dispongono le profumerie nei pacchettini bianchi eleganti, che le dame sospendono al mignolo per la fettuccia rossa. Ecco la dimora dell’Acqua di Felsina dov’essa giunge dai magazzini, già confezionata nei suoi recipienti comuni o di lusso, in attesa di essere diramata per tutte le parti del mondo. E non vi è Mostra del Lavoro, vicina o lontana, senza che l’Acqua di Felsina vi trapianti un lembo della sua dimora, come ha fatto nell’Esposizione Mondiale di Parigi, dove ha riportato la maggior onorificenza concessa agli articoli italiani di profumerie; come ha fatto all’Esposizione di Igiene del 1900 a Napoli, dove ha conseguito la medaglia d’oro. Se non che il naturale progresso verso cui tendono tutte le forze produttive, ha creato anche per l’Acqua di Felsina nuovi bisogni, onde non solo la Ditta ha dovuto ampliare i suoi locali di vendita sotto le Loggie del Pavaglione, ma ha dovuto altresì erigere presso lo scalo ferroviario in una sua proprietà, una fabbrica del rinomatissimo profumo inventato da Pietro Bortolotti. E così anche l’Acqua di Felsina ha la sua casa. Una casa degna di lei e del suo gran nome, che sorge in mezzo alle aiuole fiorite, fra gli alberi di magnolie e le serre lussureggianti di corolle. La preparazione dell’Acqua di Felsina tentata in mille guise da speculatori senza scrupoli, oltre che sul segreto delle dosi e sulla eccellenza assoluta degli ingredienti, riposa sulla stagionatura dell’articolo, che essendo a base di alcool acquista pregio a misura che invecchia. Senza preoccuparsi del grave dispendio, la Ditta Pietro Bortolotti tiene costantemente in deposito per parecchi mesi una media di settemila litri di Acqua di Felsina; vale a dire è un rilevante capitale che giace infruttuoso al solo scopo di rendere la produzione superiore a tutti i confronti. Abbiamo accennato anche alla superiorità degli ingredienti impiegati nella fabbricazione ed infatti la nostra Ditta che non può distinguere dall’onesto lucro il sentimento della propria dignità e il desiderio di mostrarsi sempre più meritevole della stima universale, fabbrica direttamente le materie prime, o le acquista dalle primarie Case dell’estero e dell’Italia, presso cui i sottoscritti proprietari si recano personalmente per assicurarsi della bontà della scelta a tutto vantaggio della soavità del profumo e delle prerogative igieniche per le quali l’Acqua di Felsina eccelle su tutti i cosmetici fin qui conosciuti. Ed invano contro gli sforzi della Casa si prova a lottare una concorrenza sleale, imitandone i segni e marchi di fabbrica, riproducendo nomi identici o quasi, fregiando le etichette degli stessi stemmi e medaglie. L’Acqua di Felsina che la Ditta Pietro Bortolotti pone in commercio da tre quarti di secolo è la sola che sia degna di tale nome, è la sola che si mantenga perennemente uguale, talchè nessuna diversità si ravviserebbe fra la prima e l’ultima boccetta uscita dai nostri magazzini. Per distinguere la vera Acqua di Felsina è da notarsi che ad ogni boccetta va unito un foglio a stampa indicante il modo di servirsene nonché i principali articoli del nostro negozio fregiato degli stemmi delle Corti Imperiali e Reali di cui la Ditta è fornitrice; nella incartatura deve trasparire filogranata la scritta “Ditta Pietro Bortolotti, Bologna” mentre l’etichetta deve portare in rosso la marca di fabbrica raffigurante un Aromia moscato con la leggenda: Marca di Fabbrica Ditta P. Bortolotti Depositata.

BREVETTI E ONORIFICENZE
Varie e molteplici sono le onorificenze conferite all’Acqua di Felsina dal giorno in cui venne alla luce sino ad oggi. Il Pontefice Pio IX, allora regnante, fece pervenire di “motu proprio” all’inventore un ricco dono entro un cofano artisticamente intarsiato, esprimendogli altresì il suo alto compiacimento per l’igienico ritrovato, di cui si mantenne nella pratica un fedele estimatore. Venne poscia la Commissione Superiore di Sanità che si compiacque onorare l’Acqua di Felsina della sua autorevole approvazione, eleggendola fra i più grati profumi e le qualità igieniche e salutari che l’inventore erasi ripromesse, e non raggiunte da nessun’altra Acqua del genere.
Vittorio Emanuele II accordò ai figli di Pietro Bortolotti il Brevetto di Fornitori della Real Casa con facoltà di fregiare dello stemma sovrano le insegne della Ditta. Uguale distinzione venne pure data da: S.M. l’Imperatore del Brasile, S.M. il Re del Portogallo, S.A.R. il Principe di Hohenzollern, S.A.R. il Duca d’Orleans. La Serenissima Repubblica di S. Marino, decretava all’inventore la Medaglia al Merito Civile di 1° Classe, e più tardi le LL.MM. il Re Umberto I e la Regina Margherita significavano ai successori di Pietro Bortolotti la loro augusta considerazione mercè il dono di due preziosi gioielli. In tutte le Esposizioni, sia estere che nazionali, l’Acqua di Felsina Bortolotti ebbe sempre il primato e per ben cinquantasei volte in queste gare dell’attività umana essa riportò la palma della vittoria. Per non soffermarci sulle distinzioni minori (chè troppo lunga sarebbe l’enumerazione) basterà ricordare le seguenti:

2 Medaglie d’oro negli anni 1868 e 1869 (Repubblica di S. Marino); Medaglia d’argento nel 1870 (Firenze); Medaglia di bronzo nel 1868 all’Esposizione dell’Havre (Francia); Croce dei Cavalieri del Salvatore, nel 1870 (Marsiglia); 2 Medaglie di bronzo nel 1861 e 1870 (Firenze), 2 Medaglie d’argento, nel 1871 (Forlì) e nel 1875 (Faenza); Medaglia di bronzo – la sola conferita per articoli di toeletta – nel 1869 (Bologna) con la designazione speciale del “più gradito profumo”; Medaglia del Merito, nel 1873 (Esposizione mondiale di Vienna); Medaglia d’oro, nel 1873 (Smirne); 2 Medaglie d’oro e d’argento nel 1873 e 74 (Napoli); Medaglia nel 1876 (Filadelfia); Medaglia unica nel 1873 (Esposizione Mondiale di Parigi) per le sue qualità salubri e il suo gradevole profumo; Medaglia speciale – cioè a dire il più alto premio – nel 1881 (Milano); Medaglia unica d’argento, nel 1884 (Torino); Medaglia d’oro nel 1888 (Bologna); Medaglia d’oro nel 1891 (Palermo); Gran Premio nel 1897 (Guatemala); Medaglia d’argento e Diploma di Benemerenza all’Esposizione Generale di Torino nel 1898; Diploma di Gran Premio all’Esposizione Internazionale di Digione (1898). Inoltre l’Acqua di Felsina ebbe altre Medaglie d’oro e d’argento da varie Accademie scientifiche nazionali ed estere. Questa l’eloquenza dei fatti, d’onde la nostra Ditta trasse onore e confronto e che ci conquistò grado grado la stima universale. Personaggi illustri nelle scienze, nella politica, nelle arti, hanno fatto dell’Acqua di Felsina il loro profumo favorito, ed è con legittima compiacenza che nelle quotidiane richieste che ci pervengono da ogni dove raccogliamo sempre nuova messe di encomi, non solo per la eccelsa bontà dell’Acqua stessa, ma eziandio per la coscienza che poniamo nel mantenere la nostra produzione superiore a qualsiasi confronto, non isdegnando di introdurvi quelle migliorie di cui il tempo e l’esperienza sono maestri in tutte le cose.

ALTRI ARTICOLI DI PROFUMERIA
Era naturale che la reputazione creata intorno alla nostra Ditta dallo smercio sempre crescente dell’Acqua di Felsina, ci avviasse verso la necessità di dover soddisfare ai desideri di una vastissima e fedele clientela anche per altri articoli di profumeria, specialmente indispensabili a quanti da una sapiente e giudiziosa toeletta sanno ricavare inestimabili vantaggi. L’Italia produce fiori e sostanze aromatiche in copia maggiore dell’Inghilterra, della Germania, della Francia; essa infatti esporta le importantissime essenze di Bergamotto, quelle degli agrumi in genere; il Neroli; non che le radici di Ireos dal grato odor di viola, che entrano nella preparazione di ogni estratto. Basandoci su queste considerazioni, non esitammo a farci produttori di ogni altro articolo di profumeria e mercè la più accurata e diligente analisi chimica, non ritraendoci davanti a spese e fatiche, riuscimmo a portare la nostra produzione allo stesso livello dell’estero. Ond’è che il vario assortimento dei nostri Estratti, Acque per capelli e per lavanda, delle nostre Pomate, dei Ceroni, dei Dentifrici, delle Ciprie, degli Aceti, delle Tinture, come dei Saponi in genere, ci mette oggi in grado di sopperire con articoli di fabbricazione della Ditta a tutte le richieste mentre il favore del pubblico ci sospinge a non riposare sui conseguiti allori ed a tentarne dei nuovi. Rendere la Profumeria indipendente dall’estero ci sembra una mèta bella e sicura cui ogni profumiere dovrebbe volgere lo sguardo – Dal canto nostro ci siamo tracciati una via e continueranno risolutamente a percorrerla, sicuri di benemeritare dell’industria nazionale. E qui ci separiamo dal cortese lettore che ci ha seguito in questa rapida scorsa attraverso il regno dell’Acqua di Felsina. Essa regna difatti, eternamente giovane, e, dopo quasi ottant’anni dalla sua invenzione, queste pagine non hanno soltanto lo scopo di tracciarne la storia, ma sono ancora il nostro tributo memore e devoto all’opera rinomata e non peritura del nostro avo; opera di cui rechiamo a nostro vanto di essere i soli e fedeli continuatori.

Bologna, Maggio 1902. F.LLI PIETRO e CESARE BORTOLOTTI

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Modo di farsi intendere senza esprimersi
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Pietro Bortolotti, "Modo di farsi intendere senza esprimersi, ossia la profumeria divenuta il telegrafo del cuore umano", Bologna, Nobili, 1835 (estratto). Collezioni Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

Acqua di Felsina
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Premiata Acqua di Felsina Ditta P. Bortolotti Bologna, Stabilimento Successori Monti, Bologna, 1902

Ehi! ch'al scusa.. 1882 n. 5
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