Altare di San Giuseppe

Altare di San Giuseppe

Scheda

L'attuale cappella di san Giuseppe della Certosa viene ristrutturata a metà 600 e dedicata a S. Giovanni Battista in relazione al trasferimento in essa de “La predica del Battista” di Ludovico Carracci, “In una di esse, nuovamente fabbricatasi a tale effetto, il non mai abastanza lodato S. Gio. Battista, predicante alle rive del Giordano, fu fatto dal gran Ludovico Carracci”. Il famoso dipinto era stato a sua volta spostato dalla primitiva collocazione nella prima cappella a destra dell'ingresso per far posto alla “Visione di san Bruno” di Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino. Con le soppressioni napoleoniche gli ambienti della chiesa subiranno radicali trasformazioni: il dipinto di Ludovico Carracci finirà nella Pinacoteca Nazionale, sostituito nel 1820 da un Sant’Antonio Abate di Alfonso Lombardi che qui rimarrà fino al 1934, anno in cui verrà rimosso per far posto al S. Giuseppe di Giuseppe Maria Mazza anch’esso reduce da diverse peregrinazioni ricostruite pazientemente da Armada Pellicciari. Sappiamo infatti che la statua del Mazza proveniva dalla XII cappella interna, demolita nel 1905 per dare spazio al cimitero, con una breve pausa di qualche tempo nella cappella delle Reliquie. Quest’ultimo spostamento comportò la ridipintura della statua in verde per uniformarla a quelle laterali di S. Bonaventura e di S. Petronio; tinteggiatura rimossa nel recente restauro che ha riportato in luce il gesso originale. Come già detto e proposto a suo tempo da Antonella Mampieri, anche l’altare di San Giuseppe si deve allo scultore Giuseppe Maria Mazza. E’ un’opera tarda databile al secondo decennio del Settecento. Una piccola e finissima terracotta di analogo soggetto si trova – informa Riccomini - nella raccolta Zauli di Bologna. Secondo uno schema ormai collaudato, un grande panneggio o “panarone” dorato, arricchito da cornucopie e grandi conchiglie, si apre - quasi fosse un sipario - sostenuto da angioletti che lasciano la scena ad una grande cornice rettangolare entro la quale si trova la nicchia contenete la statua di S. Giuseppe con il bambino in braccio. Sono noti almeno altri due altari decorati da “panaroni” sorretti da putti simili ai nostri: uno, perduto, per l’altare maggiore della Madonna di Galliera e uno per la chiesa dei Teatini di Rimini conservato nella chiesa di S. Giovanni Battista. In alto il cartiglio con la scritta “Non surrexit maior” ricorda la precedente dedicazione della cappella a S. Giovanni Battista. Ai piedi della statua del santo si trova invece la scritta “Joseph vir jus”. Nella figura posata di Giuseppe, teneramente rivolto al bimbo che allunga la manina in direzione del suo viso, Mazza si muove nel solco della tradizione classicista e pur lavorando entro modelli e soluzioni formali collaudate riesce ancora a mantenersi in un equilibrio di amabile resa.

Ilaria Francia

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La Chiesa di S. Girolamo - pdf 3.7 mb
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